Il giorno dei leghisti, varata la loro devolution
ROMA. La Costituzione del centrodestra muove il suo primo passo. La Camera dei deputati l'ha approvata ieri con 295 «si», 202 «no» e 9 astensioni. La strada resta lunga, altri tre passaggi parlamentari e quasi certamente il referendum minacciato dalle opposizioni, ma la Lega esulta. Fra strette di mano e pacche sulle spalle, il clima sembra quello di un dopo partita vittorioso.
Poco più tardi farà sentire la sua voce anche Umberto Bossi: «Sono contento, molto contento...».
Per l'occasione ieri mattina a Montecitorio era schierato anche tutto il governo al gran completo, compreso Silvio Berlusconi. Dopo il voto Roberto Calderoli e gli altri deputati e ministri del Carroccio si spostano in piazza a festeggiare. Si srotola una grande striscione: «Si al federalismo, grazie Bossi». A sorpresa li raggiunge anche Berlusconi. «Forza, evviva. Ce l'abbiamo fatta», grida il Cavaliere andando a stringere la mano a Calderoli e ad Alessandro Cé. Il capogruppo della Lega è raggiante: «E' la libertà per tutti».
Si telefona a Bossi per informarlo della «vittoria». Ci parlano prima Calderoli e Brancher, poi Berlusconi. «Era raggiante, credo che ora guarirà sul serio», assicura il presidente del Consiglio. Una deputata leghista, Francesca Martini, gli regala un mazzo di rose bianche e il Cavaliere si fa scattare qualche foto con il gruppo leghista festante, Calderoli che fa il segno della vittoria, la bandiera con Alberto da Giussano che garrisce al vento. Poco dopo Berlusconi esclude che il testo (disponibile su internet all'indirizzo: www.cittadinolex.kataweb.it) possa essere toccato al Senato, evitando cosi la necessità di un ritorno alla Camera: «Non credo - sostiene infatti - che al Senato si cambi un lavoro approfondito e minuzioso».
Anche gli altri alleati della maggioranza si mostrano soddisfatti, anche se in modo assai più contenuto. Gianfranco Fini se ne va mostrando il pollice. Maurizio Gasparri dice che si tratta di «un passo fondamentale per la legislatura». Pensando probabilmente che ora diminuiranno le fibrillazioni della Lega. Marco Follini tace, mentre il capogruppo dell'Udc, Luca Volontè, ricorda i «miglioramenti» introdotti grazie agli emendamenti dei centristi e accusa il centrosinistra di aver seguito il «diktat» di Prodi. Ma Bruno Tabacci, una delle figure di primo piano dell'Udc, ribadisce il suo «dissenso profondo» e nel voto finale sceglie di astenersi, come del resto fanno due dei tre deputati del nuovo Psi, tra cui Bobo Craxi, e anche Giorgio La Malfa ed Egidio Sterpa (Fi). «La mia preoccupazione - dice invece Pier Ferdinando Casini - era quella di non dare vita ad un dibattito strozzato: mi pare che sia andata cosi».
La soddisfazione è però tutta «padana». Dopo l'esultanza di deputati e ministri in piazza (con poca o nulla partecipazione popolare), la festa si sposta nei locali del gruppo leghista. Spumante padano e buffet su tovagliette verdi, bicchierini verdi, sciarpette verdi con il sole delle Alpi, c'è persino qualcuno che si è tinto i capelli di verde e chi azzarda un coretto: «Padania libera!...».
«E' un grande giorno non solo per la Lega, ma per tutto il Nord del paese - aveva commentato Calderoli - e in generale per tutta l'Italia perché il federalismo renderà questo Paese più snello, più efficiente e meno costoso». La festa si accende con una nuova telefonata a Bossi. «Cos'ha detto? Niente che vi riguardi», taglia corto Calderoli con i giornalisti. Nella prima telefonata il Senatùr aveva voluto sapere lo scarto di voti con cui è stato approvato il pacchetto di riforme, ma si era anche detto contento dell'applauso con cui tutta l'aula, maggioranza e opposizioni, avevano auspicato la sua guarigione e il suo ritorno. «Certo che mi emoziono - dirà poi Bossi all'Ansa - ci si emoziona comunque davanti a una cosa cosi».
Calderoli si dice invece sicuro che il voto di ieri riporterà il sereno nella Casa delle libertà. «Ora siamo più compatti e vinceremo anche nel 2006».