Si viaggia in treno con le porte aperte


VOGHERA. Non è un optional offerto da Trenitalia per meglio ammirare il panorama, ma solo l'ennesimo, e pericoloso, guasto. Viaggio con due porte aperte sul treno in funzione sulla linea Stradella-Milano e Milano-Stradella. Il guasto si è verificato ieri, sia all'andata sia al ritorno.
I pendolari non si sorprendono più di nulla: treni soppressi, locomotori guasti, informazioni mancanti. Il tutto si traduce in continui ritardi che hanno conseguenze pesanti sulla vita professionale nonché sui rapporti familiari degli utenti di Trenitalia. E questo in una delle zone più ricche d'Europa e quindi del mondo. Ricchezza privata, povertà pubblica si direbbe a guardare i servizi garantiti (per modo di dire) ai viaggiatori. I quali sono, ovvio, esasperati e assai poco fiduciosi in una svolta dopo anni di spostamenti rocamboleschi. Le 'cartelle di doglianza" raccontano guasti al locomotore, climatizzazione e riscaldamento impazziti (che non va oppure che va troppo: nel primo caso i passeggeri gelano, nel secondo friggono). I pendolari sono sul piede di guerra, ma non hanno perso la voglia di scherzare. D'altronde si può anche ridere degli inconvenienti della vita. E che i treni che portano da Voghera a Milano e ritorno siano contrassegnati da non pochi inconvenienti, è fuori discussione. E cosi i viaggiatori di queste sfortunate linee sono diventati dei veri e propri esperti dei disservizi ferroviari: sanno che arriveranno tardi al lavoro, che faranno tardi a casa, che dovranno, periodicamente, portare i vestiti in lavanderia (le carrozze sono spesso sporche). E' un pendolare a raccontarci cosa significa prendere treni «non da terzo ma da quarto mondo, che riservano tante sorprese, purtroppo non buone». I pendolari puntano il dito contro Trenitalia che, in questi anni, ha tagliato gli investimenti per la manutenzione dei convogli con le conseguenze che tutti possono vedere. «I disservizi hanno riflessi sulla vita pubblica e privata delle persone - racconta una mamma -. Io per via dei ritardi, devo spendere un sacco di soldi per la baby sitter, che deve aspettarmi fino a quando faccio il mio ingresso in casa. Bene, sono sempre 20, 30 minuti in più al giorno che, a fine mese, portano su, e non di poco, il conto. Ma non credo che a Trenitalia interessino i riflessi che ritardi e disservizi hanno sulla qualità della vita di chi si trova costretto a dover usare il treno per andare al lavoro». La Provincia Pavese riceve ogni settimana mail di pendolari infuriati.
Un esempio: «Buongiorno, anche oggi per l'ennesima volta il treno 2158 (Arquata Scrivia-Milano Centrale, meglio conosciuto come il Novi, ndr) ha sostato fuori Milano Rogoredo per 13 minuti ed inoltre è rimasto fermo in stazione per altri 5 aspettando chissà che cosa, magari un segno divino. Inoltre a questo treno mancava una carrozza a doppio piano. Non sarebbe ora di porre fine a questa storia di continui ritardi, guasti di linea, carrozze mancanti oltre che luride/indecenti a volte freddine? I pendolari non sono bestie ma vengono trattati allo stesso modo».

Pier Angelo Vincenzi