«Fate luce sulla morte di Toni»

GENOVA. Vent'anni dopo il caso si riapre. Gli ingredienti del giallo con intrecci nella spystory c'erano tutti. Due morti tragiche, quella di un importante uomo politico prima e di suo fratello sacerdote poi, avvolte in un reticolo di sospetti. Ma fino a ieri erano solo elementi per un romanziere. Da quando il pm di Belluno, Massaro, ha confermato l'esito degli esami da lui disposti, secondo cui il sacerdote, fratello del leader Dc Toni Bisaglia mori soffocato nel lago Centro Cadore, come aveva concluso la precedente inchiesta avvalorando il suicidio.
Ma questo colpo di scena non riapre solo un mistero di 12 anni fa. L'attenzione si è infatti velocemente spostata su Chiavari. Era stata, infatti, questa procura ad occuparsi, nel giugno del 1984, dell'«incidente» costato la vita ad Antonio Bisaglia.
Il senatore ed ex ministro era caduto in acqua al largo di Portofino dal «Rosalù», il panfilo di 22 metri di proprietà di Romilde Bollati di Saint Pierre, che il senatore Bisaglia aveva sposato un anno prima.
L'ex ministro delle Partecipazioni statali e dell'Industria aveva sbattuto la testa ed era morto annegato.
Il pubblico ministero dell'epoca, Marcello D'Andrea, non fece effettuare l'autopsia e questa decisione consenti, negli anni a venire il moltiplicarsi dei dubbi e dei sospetti. Che si sono rafforzati ieri quando si è saputo che il fratello del politico probabilmente non si era suicidato ma era stato ucciso e poi gettato nel lago.
A questo punto molti amici e collaboratori di Antonio Bisaglia hanno chiesto la riapertura delle indagini.
Luigi Carli, oggi procuratore capo di Chiavari non si tira indietro: «Per noi non è una sorpresa - dice -, del giallo si è parlato spesso anche negli ultimi anni. Il nostro ufficio è disponibile ad aprire un'inchiesta ma per ora nessuno ci ha chiesto nulla. Non ci tiriamo indietro davanti a nulla, ma non posso nascondere che ci sono delle perplessità derivanti dal tempo trascorso. La vicenda di Nadia Cella ci insegna come sia difficile riaprire un caso dopo alcuni anni. Comunque si vedrà cosa poter fare».
I primi, e più forti dubbi sulla morte dell'ex ministro democristiano, furono avanzati proprio dal fratello maggiore, don Mario Bisaglia. Ma otto anni dopo, il 17 agosto 1992, il sacerdote è trovato cadavere, annegato nel lago del Centro Cadore, nei pressi di Domegge, in provincia di Belluno.
La prima ipotesi avanzata è che si tratti di suicidio. L'ipotesi del suicidio era avvalorata dal fatto che il religioso già una volta aveva rischiato di morire per aver ingerito una notevole quantità di sonniferi.
Ma 12 anni dopo gli esami forniscono una nuova verità. «Cade assolutamente la tesi del suicidio», ha spiegato il pm di Belluno, «e diventa sempre più fondata quella dell'omicidio».
E da Rovigo arriva l'appello di Carlo Pellegrini, segretario dell'allora leader democristiano: «Riaprite anche l'inchiesta sulla morte di Toni Bisaglia. Perchè», si chiede Carlo Pellegrini, «sul suo corpo non fu eseguita l'autopsia? E perchè non farla adesso, dato che è stata fatta a vari anni dalla morte anche nel caso del fratello e con risultati utili?».
«Sembra quasi», ha osservato Pellegrini, che oltre ad essere segretario del senatore era amico di don Mario «che ci sia un disegno oscuro che lega queste due vicende, anche se non ci sono prove ma solo supposizioni». (a.g.)