L'Italia sarà federale, ma solo nel 2016

ROMA. Dopo le rassicurazioni di Silvio Berlusconi, che nel vertice di due sere fa ha bacchettato il partito di Fini ed ha previsto per oggi la prima approvazione della riforma, che entrerà a pieno regime non prima del 2016, i leghisti tirano un sospiro di sollievo. «Credo che entro domani (oggi n.d.r.) o al massimo venerdi approveremo definitivamente alla Camera questa riforma» dice il capogruppo del Carroccio alla Camera, Alessandrio Cè, al termine di un'infuocata mattinata scandita dai violenti scontri verbali tra maggioranza e opposizione. Sulla lunghezza degli interventi, Edouard Ballaman (Lega) ed Enzo Bianco (Dl) hanno quasi sfiorato la rissa. Ed è tregua armata nella Cdl. Per Gianfranco Fini le nuvole si stanno allontanando.
Il leader di An assicura che durante il vertice di due sere fa sono stati «chiariti» tutti i punti di incomprensione che hanno portato alla bocciature dell'articolo 24. «Non c'è stato alcun momento di frizione né con Follini né con gli altri e sono soddisfatto» precisa il vicepremier «perché si è chiarito, tra l'altro, che la formula 'unità federale' della nazione non comparirà nel testo delle riforme in quanto l'assetto federale non riguarda la nazione ma semmai la Repubblica». A confermare che i nodi politici sono stati superati è anche il ministro per le Riforme, Roberto Calderoli: «Ora non restano che dettagli tecnici, facilmente risolvibili».
Il Garante della Repubblica federale e l'articolo 24. Il Capo dello Stato diventa il «garante della Costituzione e dell'unità federale della Repubblica». L'articolo 22 approvato ieri tra le protestre dell'opposizione, che con Violante denunciano una delle «ferite più gravi all'unità del paese», riscrive l'articolo 87 della Costituzione. Gli esponenti della maggioranza si sono messi al lavoro anche per ricucire allo strappo dell'articolo 24 e per reinserire nella Costituzione i poteri sottratti al Quirinale. Tra le ipotesi allo studio ci sarebbe quella, proposta dall'Udc, di presentare un emendamento all'articolo 95 della Costituzione per dare alla controfirma ministeriale un valore di carattere «strettamente formale». Dalla nuova ipotesi resterebbe comunque esclusa la questione della grazia.
Norme transitorie, iter legislativo e opposizioni. La riforma federalista potrebbe entrare a pieno regime non prima del 2016. A prevederlo è un emendamento alle norme transitorie presentato ieri. Gran parte della riforma costituzionale (che richiede 4 letture) potrà infatti trovare una sua prima applicazione solo «nella legislatura successiva a quella in cui entrerà in vigore». I tempi, insomma, sono lunghissimi. Il referendum confermativo si svolgerà dopo le politiche del 2006 e quindi si andrebbe al 2011. Il Senato federale, per fare un esempio, potrà essere eletto nel 2011 ma la sua elezione non sarà contestuale a quella dei consigli regionali per la quale si dovrà aspettare la legislatura ancora successiva, prevista nel 2016.
La Camera ieri ha approvato anche l'articolo 82 che assegna all'opposizione le presidenze delel commissioni di garanzia e l'articolo 13 che definisce l'iter legislativo dei provvedimenti e le materie di competenza delle Camere. L'articolo prevede che la Camera esamini e decida sulle materie che il nuovo articolo 117 della Costituzione affida alla legislazione esclusiva dello Stato. Il Senato federale, invece, esamina i disegni di legge riguardanti la determinazione dei principi fondamentali nelle materie concorrenti. Via libera anche al nuovo articolo 72 della Costituzione che assegna «tempi certi» per l'approvazione dei disegni di legge proposti dal governo.