E' morto Cristopher Reeve Superman che voleva camminare
WASHINGTON.Per lui era una certezza: «Un giorno tornerò a camminare». Ma Christopher Reeve non ce l'ha fatta: il Superman di Hollywood paralizzato da un incidente d'equitazione e diventato il più famoso paladino delle ricerche mediche basate sulle cellule staminali è morto a New York all'età di 52 anni. La morte è stata provocata da un arresto cardiaco dovuto ad una infezione causata da una ferita da decubito. Reeeve, nato a New York il 25 settembre 1952, aveva cominciato a recitare a dieci anni. A sedici era già un membro del sindacato attori. Aveva preso parte a molte produzioni teatrali a Broadway prima di ricevere a 26 anni l'offerta di diventare Superman, l'uomo d'acciaio dai super poteri, dopo avere battuto la concorrenza di altri 200 attori aspiranti alla stessa parte. Il ruolo aveva dato fama e soldi a Reeve (che avrebbe girato un totale di quattro film nel ruolo di Superman) ma l'aveva anche intrappolato, nella sua carriera artistica, in un vicolo cieco. Reeve aveva cercato di sfuggire a Superman accettando ruoli insoliti in una serie di film di basso profilo - un viaggiatore nel tempo in 'Ovunque nel Tempo" (1980) o un commediografo infido in 'Trappola Mortale" (1982) - ma senza molto successo. La drammatica svolta della sua vita era avvenuta nel maggio del 1995 quando, durante una competizione di equitazione in Virginia, era caduto da cavallo atterrando rovinosamente sul collo. Reeve, rimasto in fin di vita per alcuni giorni, era rimasto quasi completamente paralizzato, a causa dei gravi danni riportati alla spina dorsale: poteva muovere solo la testa e respirare con l'aiuto di macchinari. Dopo una fase iniziale di disperazione (l'attore aveva confessato anni dopo di avere contemplato anche l'idea del suicidio) Reeve aveva trovato la forza di reagire alla sua nuova condizione, grazie anche alla assistenza dei familiari e in particolare della moglie Dana (sposata tre anni prima dell'incidente), rifiutando la condanna alla sedia a rotelle. «Un giorno tornerò a camminare: non è una speranza, è una certezza», aveva affermato, diventando il più famoso paladino delle ricerche mediche a beneficio delle persone affette da traumi alla spina dorsale.