«La Doc? Meglio la natura»
BRONI. Una vendemmia per quantità in controtendenza rispetto ad altri produttori oltrepadani, per Lino Maga il produttore del Barbacarlo, un vino che da anni rappresenta un esempio solitario di tipologia di coltivazione e produzione. Vino comunque apprezzato dagli intenditori. Lino Maga, nella nuova cantina che sta finendo di costruire alle porte di Broni, commenta la sua vendemmia.
Un vignaiolo controcorrente, da sempre senza peli sulla lingua: Maga da sempre è la voce alternativa dell'Oltrepo pavese. Lo conferma anche ora mentre si discute di un'annata vendemmiale segnata dalla alte rese. Per Maga come per altri viticoltori colpiti dalla grandine è andata diversamente rispetto ad altre zone oltrepadane. «Dai cinquecento quintali in media prodotti gli anni scorsi, quest'anno arriveremo a circa quattrocento quintali, una perdita del venti per cento di prodotto - spiega Maga - Una conseguenza della grandine per la quale abbiamo dovuto anche tardare il raccolto per dare tempo alle viti di produrre il massimo possibile per cercare di bilanciare il diradamento forzato dei grappoli». Maga però sottolinea l'alto livello qualitativo delle sue uve. «Abbiamo raggiunto un livello di grado di zucchero pari a 25,8, ben superiore a quello previsto dai disciplinari» dice Maga che subito, a stilettata, aggiunge: «E per questo il mio vino è stato bocciato dal Consorzio».
Vecchia storia, antichi dissapori tra il produttore di un vino nobile e le normative della Denominazione d'origine controllata. Si torna a discutere del disciplinare. Un disciplinare che Lino Maga considera ingiusto perchè, a suo dire, penalizza quello che produce la natura obbligando l'agricoltore a sottostare alle leggi di mercato alterando quello che, appunto, la natura stessa per sua forza invece produce.
«E' inutile cercare la buona vendemmia e quando la si ottiene, ci si adegua al disciplinare che a mio parere è un ostacolo a realizzare vini ottimi - commenta Maga - consideriamo poi che dal 1961 i disciplinari in Oltrepo Pavese sono fatti a tavolino in modo meccanico trascurando invece quello che offre la natura. Si cerca di forzarla, di vincolarla entro limiti imposti meccanicamente da burocrati da tavolino, anzichè esaltarla nelle sue potenzialità».
L'interrogativo che pone il re del «Barbacarlo» e del «Montebuono» non è solo burocrativo, diventa filosofico per quello che molti definiscono un poeta delle viti.
«E' giusto - si chiede Maga - che un disciplinare stabilisca i limiti dai quali se si esce, si perde la qualità omologando tutto entro margini stabiliti dall'uomo e non aderenti alle possibilità offerte dalla natura?». Maga critica inoltre il fatto che l'agricoltore venga considerato alla stregua di un industriale e di un imbottigliatore. «E' ingiusto obbligare l'agricoltore ad iscriversi all'albo degli imbottigliatori come se fosse un industriale». Il viticoltore bronese lo afferma con determinazione e aggiunge sempre in tema di operatore controcorrente: «Per riappropriami della mia libertà di agricoltore, che dal prossimo anno uscirò dal Consorzio di Tutela. Io non debbo essere obbligato a seguire un disciplinare che considero assurdo per le cose che ho detto, i miei clienti sanno che cosa bevono perchè io lo metto nel collarino della bottiglia. Il resto, cioè se il vino piace o no, sono loro a deciderlo e non i disciplinari e le normative fatte a tavolino».
MiriamPaola Agili