Staminali, curati nell'utero due bimbi italiani e una svedese
ROMA.Con i primi tre trapianti al mondo per curare una grave malattie delle ossa si apre la speranza di utilizzare le cellule staminali per correggere prima della nascita malattie che colpiscono anche altri tessuti, come i muscoli.
«E' una frontiera sperimentale, ma è questa la via da seguire», ha detto il responsabile del Centro di terapia cellulare degli Spedali Civili di Brescia, Fulvio Porta, che ha eseguito il trapianto in due bambini italiani. «E' una strada che apre una grandissima speranza, ma che ovviamente va verificata», ha detto Magnus Westgren, dell'istituto Karolinska di Stoccolma, autore del trapianto in una bambina svedese che oggi ha due anni. In tutti e tre i bambini il trapianto di cellule staminali è stato fatto per correggere l'osteogenesi imperfetta, una malattia rara nella quale non funzionano le cellule specializzate nel rinnovare il tessuto osseo (osteoblasti). Di conseguenza le ossa sono estremamente fragili, al punto che si formano fratture già in utero e che entro il primo anno di vita un bambino può avere fino a 20 fratture. Il trapianto di staminali non cura la malattia, ha precisato Porta, ma sicuramente rafforza le ossa e permette ai piccoli di avere una migliore qualità della vita e di poter giocare tranquillamente. Il bambino operato in Italia, che adesso ha un anno e quattro mesi, ha avuto solo due fratture in un anno. «Stare meglio vuol dire moltissimo per chi soffre di una malattia genetica», ha osservato Porta. La bambina svedese ha due anni ed è in buona salute, «è solo un po' piccola, sembra che abbia solo un lieve ritardo nella crescita. Le sue ossa sono certamente più forti, ma è difficile dare un giudizio complessivo su questa tecnica finchè non avremo un numero maggiore di casi», ha detto Westgren. I risultati del trapianto sul terzo bambino, italiano, sono ancora in corso di valutazione.
La via italiana.«Mentre in Svezia sono state utilizzate cellule staminali fetali, in Italia abbiamo dovuto trovare una 'via legale' e abbiamo deciso di utilizzare le cellule staminali prelevate dal midollo osseo della madre», ha detto Porta. Una via nuova, ha proseguito il ricercatore, «ma abbiamo deciso di puntare sul cosidetto 'effetto tolleranza'», il fenomeno scoperto recentemente per cui le cellule del feto passano nella mamma senza che avvengano reazioni di rigetto. «Questo - ha rilevato - ci ha fatto pensare che probabilmente anche le cellule della mamma sarebbero state accettate dal feto». Ed è stato cosi.
La via svedese.«Abbiamo utilizzato cellule prelevate da feti abortiti perchè queste sono molto più facili da coltivare ed è possibile farle proliferare per ottenerne un numero molto alto», ha detto Westgren.