«Vi racconto l'Italia comunista»

L a storia vera di un ragazzo ribelle e scapestrato, un sardo che diventa soldato rosso e finisce vittima di un regime comunista, quello di Tito in Jugoslavia. E' Andrea Scano a cui Giampaolo Pansa ha dedicato il suo nuovo libro dal titolo 'Prigionieri del silenzio". Una storia, come dice il sottotitolo, che «la sinistra ha sepolto» e che sarà in libreria il 12 ottobre.
Da «prigioniero di Tito a prigioniero del silenzio: è questa la cosa più tragica che capita a Scano. Non deve parlare con nessuno della Jugoslavia - spiega l'autore -. Come se i tre anni di gulag all'Isola Calva, i 30 mila deportati e 4 mila morti in quello scoglio del golfo del Quarnaro non ci fossero mai stati. Come se tutto questo non dovesse esistere più. Scano e quelli come lui devono dimenticare». In copertina ci sono tre foto, scattate dalla polizia, di Tito giovane con la cravatta a farfalla, trovate da Pansa durante le ricerche per la tesi di laurea. Ma 'Prigionieri del silenzio" «non è un libro sulle foibe, nè soltanto una biografia di Scano. E', piuttosto, un racconto di delitti in famiglia. Racconta cosa è successo nella famiglia del comunismo internazionale: non voler mai vedere all'interno della sinistra europea i contrasti, le lotte, le vendette, le punizioni anche fisiche di chi non era d'accordo con la maggioranza. E parlo sopratutto dell'Italia comunista di quegli anni: dal '45 fino agli anni '60 con un partito chiuso, sovietizzato, costretto a obbedire all'Unione Sovietica. Quando Stalin decide di scomunicare Tito dicendo che era al servizio dell'America, una spia della Cia, i comunisti italiani sono costretti ad accodarsi, a cominciare da Togliatti e a parlare nello stesso modo». E, continua Pansa, «quando all'improvviso questa guerra fredda o tiepida fra Belgrado e Mosca finisce dopo la morte di Stalin, con l'avvento al potere di Krusciov e l'abbraccio fra quest'ultimo e Tito all'aeroporto di Belgrado, è come se non fosse accaduto nulla». Dopo aver sollevato tante polemiche con 'Il sangue dei vinti" (330 mila copie vendute), Pansa racconta un'altra storia destinata a scatenare un polverone. «Dopo le storie dei vinti fascisti - dice il giornalista - e della resa dei conti su di loro dopo il 25 aprile, ho pensato: adesso vi racconto un'altra storia che vi dimostra che anche chi credeva di aver vinto rischia in realtà di finire nelle stesse pasture infernali degli sconfitti». Si, perchè la storia di Scano è quella di «un vincitore che alla fine di un lungo tragitto, scopre di essere un vinto» come racconta lui stesso in una poesia riportata nel libro da Pansa che è riuscito ad averla dalla famiglia del ribelle sardo. «Se è all'inferno che sono destinato,/non preoccupatevi per me/che già ci sono stato!». Giovane scapestrato di Santa Teresa di Gallura, scappato negli anni Trenta dal suo paese verso la Corsica a bordo di una barca a vela, Scano approda poi in Spagna, si arruola nelle Brigate Internazionali e successivamente passa al confine di Ventotene, alla guerra civile a Genova e sull'Appennino ligure fino alla vittoria del 25 aprile che per lui è l'inizio di altre atroci torture. Per aver nascosto le armi è costretto a riparare in Jugoslavia dove lo aspetta la deportazione nell'Isola Calva. Gli unici personaggi immaginari del libro, come avverte Pansa, sono il notaio Casadei e il professor Pastorino, che hanno il ruolo di interlocutori. «La grande ruota degli sconvolgimenti politici può schiacciare il singolo. 'Prigionieri del silenzio" è un libro sul cinismo politico e so che mi daranno addosso un'altra volta». Noto giornalista, autore di saggi e romanzi di successo, Pansa, 69 anni, racconta che da quando ha cominciato a scrivere libri il suo spirito è sempre stato lo stesso: «accurato nella ricerca, chiaro nello stile e mirato a ricostruire con intelligenza storica il periodo in cui ho le radici, il'900. E cosi in 'Prigionieri del silenzio" come ne 'Il sangue dei vinti" si rivolge ai «lettori che vanno da destra a sinistra fino a quelli che non hanno una identità politica ma vogliono sapere come sono andate le cose».

GIAMPAOLO PANSA, 'PRIGIONIERI DEL SILENZIO" (SPERLING & KUPFER, PP 462, EURO 17)