Scatta l'«Operazione Libano»
PAVIA. Scatta 'Operazione Libano". L'iniziativa in grande stile è della Provincia di Pavia e della facoltà di Scienze Politiche ed è stata annunciata ieri da Silvio Beretta e Salvatore Veca. L'agenda è fittissima di programmi. Eccoli in sintesi: lo sviluppo dei rapporti con la Fondazione Hariri di Beirut che si occupa di artigianato, beni culturali e diritti alla donna; il primo corso di arte orafa a sedici giovani libanesi; l'accoglienza ad opera della Provincia di 80 ragazzi e ragazze dai 12 ai 14 anni, ospitati anche dalle scuole Bordoni e Copernico di Pavia e dal Plana di Voghera.
E ancora: nuovi rapporti con l'Associazione dei Laureati Libanesi in Italia; la preparazione di missioni di imprenditori pavesi intenzionati a esportare nel Paese dei Cedri; lo studio di nuove iniziative tra facoltà di Scienze Politiche e Provincia nell'area delle relazioni internazionali rivolte al Libano; in prospettiva, la creazione di un legame stabile tra la facoltà pavese di Ingegneria e quella analoga del Libano promossa dalla Fondazione Hariri.
Duldis in fundo, la ciliegina sulla torta: il concerto dell'orchestra dei Solisti di Pavia diretti dal maestro Enrico Dindo, che si terrà a Beirut il 22 novembre, festa nazionale del Libano, su invito, si badi bene, del governo libanese. Un mare di carne al fuoco, come si può vedere. Si prefigura un'inedita joint venture tra la Provincia e l'Università, rivolta a un Paese verso il quale Pavia ha una vocazione consolidata di amicizia e di rapporti.
Dopo il convegno.
Non è senza significato che il lancio dell'Operazione Libano avvenga pochi giorni dopo il convegno 'L'Europa a 25 e la politica mediterranea: il caso del Libano", svoltosi il 30 settembre-1º ottobre al collegio Ghislieri per iniziativa della facoltà di Scienze politiche, del Dipartimento di Studi politici e sociali e dell'amministrazione di Piazza Italia, che ha sostenuto l'onere economico del simposio.
E' stato un evento internazionale di grandissimo rilievo perchè vi hanno partecipato esponenti del calibro del sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver, dell'ex-ambasciatore Giuseppe Cassini e dell'attuale ambasciatore in Libano Franco Mistretta. Oltretutto il convegno si svolgeva proprio nel giorno delle autobombe a Beirut. L'intervento di Mistretta è stato carico di pathos: ha descritto la situazione esplosiva che si va determinando nei campi profughi palestinesi in Libano. La 'Promavera di Beirut" sembra al tramonto.
La libanizzazione.
«In questo fazzoletto di terra largo non più di 90 chilometri - ha detto Beretta - con 4 milioni di abitanti libanesi (che si aggiungono ai 15 milioni sparsi per il mondo), più 500 mila siriani, più altrettanti palestinesi, convivono qualcosa come 18 confessioni religiose. Il Libano è un delicatissimo giocattolo di convivenze politiche, etniche e religiose».
Le iniziative.
«La Provincia di Pavia - continua Beretta - in pole position da anni a Beirut ha deciso di coinvolgersi ulteriormente in un Paese cosi attraente politicamente e socialmente e cosi aperto alla collaborazione con i nostri enti pubblici. Le possibilità di intervento economico sono notevoli: il Libano ha poche aziende di trasformazione (cito le marmellate della Valle della Bekaa e i saponi di Triplo), ma una gran quantità di banche, che ne fanno un crocevia della finanza internazionale. L'Italia è il primo partner commerciale di Libano, frutto della lungimiranza con cui, mentre tutti scappavano all'epoca della guerra civile, noi siamo rimasti. I Libanesi ci sono ancora riconoscenti per la missione di peacekeaping del generale Angioni a Chabra e Chatila».
Questi sono l'antefatto, il presupposto e l'ambiente in cui si sono via via affermate e consolidate le varie iniziative portate avanti dall'amministrazione provinciale Beretta con insistite azioni parallele nella promozione culturale, artistica, commerciale e della formazione. Sono anni che Piazza Italia lavora ai vari progetti.
«Il nostro partner in Libano - aggiunge Beretta - è la Fondazione Hariri, presieduta dalla moglie del primo ministro, un musulmano sunnita, che possiede una piccola facoltà di Ingegneria altamente proiettata verso le nuove tecnologie e che è per noi un interlocutore per la cooperazione».
L'imprenditoria pavese si sente attratta dal Libano: «Ho ricevuto personalmente tre richieste di visitare il Paese per sperimentare opportunità nell'informatica impiantistica e nei mobili da ufficio. Altre quindici aziende si sono rivolte a Pavia Export».
L'Università.
Nel discorso entra anche la Fondazione Romagnosi, che ieri ha avviato i primi corsi (vedi il pezzo a parte), come ha spiegato Salvatore Veca. In essa sono entrati i Comuni di Vigevano e Voghera: «Per Scienze Politiche il focus sull'area delle relazioni internazionali è cruciale. Dopo il convegno su India e Turchia, abbiamo in previsione corsi internazionalistici con Ludovico Incisa di Camerava sull'area latino-americana e altri potranno svilupparsi intorno al Libano, con prospettive ottime di joint veture tra facoltà e Provincia nella prospettiva di dare luogo a istituzioni». Veca ha parlato anche in quanto presidente dell'Associazione 'I Quattro Cavalieri", che organizza il concerto dei Solisti di Pavia del 22 novembre a Beirut.