De Rossi stufo, big in agguato
FIRENZE. Romano e romanista, ma stufo di guadagnare uno stipendio da impiegato mentre i suoi colleghi, molto meno bravi e produttivi di lui, fanno i miliardi. Ieri Daniele De Rossi ha rotto il silenzio facendo intendere che cosi non si può andare avanti. E' un cavallo di razza: vuole cibo di altissima qualità e non si accontenta delle briciole. Le big drizzano le orecchie. D'altronde un centrocampista cosi, 21enne e con ulteriori margini di miglioramento, farebbe comodo a tutti. All'Inter, dove andrebbe a sistemare definitivamente un reparto già potenziato quest'estate, al Milan, visto che Pirlo non sembra sugli stessi livelli dello scorso anno e deve rifiatare, ma anche alla Juve. D'altronde i problemi economici della Roma sono lontani dall'essere definitivamente risolti e la cessione dei gioielli (in primis Cassano, ma anche Aquilante) sembra solo una questione di tempo, oltre che di occasioni. Il club giallorosso reagisce con isteria all'esternazione di De Rossi e minaccia di multarlo.
Lippi, per i prossimi match di qualificazione ai Mondiali (domani in Slovenia, mercoledi in casa con la Bielorussia) si affiderà a De Rossi, oltre che a Totti. Sono agli antipodi. Il giovane De Rossi non ha però paura delle responsabilità. E non si nasconde anche quando si tocca il nervo scoperto: «Il contratto? Ho sbagliato l'altra volta a parlarne: ora non ci penso, altrimenti mi rovino la vita. Però non sono di quelli che dicono mai dire mai: spero di restare alla Roma, ma come faccio a sapere cosa succederà in futuro?...Io non ho preclusioni». De Rossi è infatti legato alla società giallorossa per altre due stagioni, a cifre implausibili. 40 mila euro l'anno (meno di 80 milioni di lire): «Sabato contro l'Inter ho baciato la maglia giallorossa - racconta dal ritiro di Coverciano - è stato un gesto istintivo. E sarà l'unica che bacerò, anche se non sono sicuro sia la sola che indosserò». Romano di Ostia, romanista, figlio dell'allenatore delle giovanili giallorosse, fidanzato con una romanissima Tamara, De Rossi avrebbe il curriculum giusto per seguire il Totti di qualche anno fa, il suo «alla Roma anche in C». Ma il vicolo cieco nel quale si è infilato il capitano e un diverso equilibrio sconsigliano eccessi di sentimentalismo. «E' sbagliato dire che vestirò sempre la maglia giallorossa», la precisazione; e se poi a domanda risponde candido («impossibile coesistere con Emerson? No, l'ho già fatto alla Roma»), è facile immaginare come la Juve possa sorridere di nuovo, dopo aver già sfruttato in estate le difficoltà capitoline. E se il citare Emerson come uno dei suoi centrocampisti modello può suonare come ulteriore indicazione pro-Juve, a controbilanciarla ci sono le preferenze in tema di allenatori: «Voller era il mio idolo da bambino. E poi Prandelli e Mancini». Insomma, un pensierino anche all'Inter. Nei prossimi giorni comunque dovrà stare attento a quello che dice. Già guadagna poco e con le multe rischia la fame. Visto che ha interrotto il silenzio imposto dalla società, potrebbe essergli decurtato lo stipendio. Gesto che potrebbe far venire a De Rossi la voglia di andarsene. Per la gioia delle big.