Non vi fu estorsione: assolta

PAVIA. L'accusa principale, ossia la tentata estorsione, rischiava di costarle molto cara. Ma il giudice ha accolto la richiesta del difensore e l'ha assolta. Maria Vaduva, 22 anni, cittadina romena, era difesa dall'avvocato Maria Luisa Veneroni. La Procura della Repubblica l'accusava di avere chiesto denaro per la restituzione di un cellulare. Ma all'udienza preliminare l'imputazione è caduta. I fatti oggetto del procedimento si riferivano al febbraio 2003. La straniera aveva trovato casualmente un telefono cellulare. Si mise in contatto con la proprietaria per concordare i termini della restituzione.
Il datore di lavoro, però, le aveva suggerito di chiedere una ricompensa. Forse la ventenne equivocò, credendo che tale pagamento fosse in qualche modo 'dovuto" e non rimesso all'educazione e al buon cuore della controparte. Fatto sta che domandò alla proprietaria dell'apparecchio telefonico 50 euro. La donna si rivolse ai carabinieri e si presentò all'appuntamento concordato in compagnia di un militare in abiti borghesi che finse di essere il marito. Quando il carabiniere ebbe la certezza dello scambio, per la romena scattò la denuncia per tentata estorsione e ricettazione. Inoltre nell'alloggio della straniera venne condotta una perquisizione che portò al rinvenimento di uno scatolone contenente alcune macchine fotografiche usa e getta. Di qui la terza imputazione legata al possesso ingiustificato di tale merce.
All'udienza preliminare di ieri mattina, tuttavia, l'intera vicenda è stata chiarita. Il difensore della giovane romena ha spiegato come l'intenzione della sua cliente non fosse assolutamente quello di procurarsi un 'ingiusto profitto", ma solo quello di avere una ricompensa per il rinvenimento del telefono cellulare. Quanto alle macchine fotografiche usa e getta, sarebbero state trovate, insieme ad altro materiale, accanto a un cassonetto dell'immondizia. Per tutti questi motivi il Gup, Mariateresa Gandini, ha assolto Maria Vaduva da tutte e tre le imputazioni. Il procedimento è stato definito con il rito abbreviato; pubblico ministero era il dottor Canepa. Va detto, per completezza di informazione, che prima di giungere all'udienza di ieri mattina era stata disposta un'integrazione delle indagini. E questo proprio per capire se ci si trovasse di fronte a una tentata estorsione o semplicemente a una sorta di 'fraintendimento" tra la donna che aveva perduto il telefonino e colei che lo aveva successivamente ritrovato. Interpretazione, quest'ultima, che è stata ritenuta più attendibile da parte del giudice. (f.m.)