CACCIA APERTA AGLI INCERTI
Trallallero trallallà, son Pasquino di qua e di là.
I dibattiti fra i candidati alla presidenza servono ancora per convincere il pubblico per chi votare? Saranno i sondaggi a dirlo dopo il primo di tre dibattiti fra George W. Bush e John Kerry andato in onda ieri sera da Coral Gables, in Florida.
Ma più che un vero dibattito si è trattato di due interviste parallele ai candidati, perché cosi aveva voluto Bush per ridurre al minimo l'ipotesi di uscire.
I novanta minuti di domande e risposte fra l'attuale presidente e il senatore Kerry erano stati preceduti da un lungo patteggiamento. La Casa Bianca non voleva partecipare ai dibattiti se la controparte non avesse accettato severe restrizioni. Per esempio Kerry non poteva fare domande direttamente a Bush, ma solo rispondere a domande del moderatore. Restrizioni anche alle tv che però non si sono lasciate legare le mani. No per esempio alla telecamera che inquadra la reazione di uno dei candidati, aveva chiesto la Casa Bianca. Ma la Fox, scelta per mandare in onda il primo di tre dibattiti, aveva risposto picche. «Noi mandiamo in onda in diretta immagini che ci sembrano televisivamente opportune», si legge in un comunicato della Fox, un network conservatore e dalla parte di Bush. Simili comunicati sono stati diffusi dagli altri network che nelle prossime due settimane a turno manderanno in onda gli altri dibattiti.
Tema dell'incontro-scontro di ieri sera è stata la politica estera, in particolare la guerra in Iraq, le alleanze internazionali, il Medio Oriente e gli Usa nell'ambito dell'Onu. Ma l'importanza del dibattito è stata solamente in parte sui contenuti. L'impatto sul grande pubblico è principalmente il cosiddetto «body lan.