«L'Università a Vigevano? Difficile»

VIGEVANO. Università a Vigevano? Il professor Salvatore Veca, pro rettore dell'Università di Pavia, ha qualche dubbio. Non esclude la possibilità, ma solo per cortesia. Per carità, ben vengano i progetti. Le porte a Pavia sono aperte. L'entusiasmo però manca. Non s'illudano i vigevanesi. L'università sotto casa non funziona secondo il professore, a meno che non riesca ad attrarre gente da fuori. Una città universitaria, sempre secondo il pro rettore dell'ateneo pavese, è pero un luogo dove funzionano i sistemi dei collegi, come a Pavia. Serve inoltre una realtà articolata, dove si sviluppi ricerca e didattica.
E' questa, in sintesi, la risposta che ha dato l'altra sera ai rotariani di Vigevano e Mortara, che lo hanno invitato nella città ducale per parlare dell'Università di Pavia.
Qualcuno tra il pubblico, come il professor Giovanni Borroni, ha provato a sollevare qualche dubbio.: «Vigevano - ha sottolineato - ha la possibilità di fornire tecnologia e ricerca applicata all'Università di Pavia».
Borroni pensa ad un corso di podologia, un recente progetto riproposto, sfruttando l'occasione della discussione che si è aperta. E al professor Veca ha fatto una promessa: «Verrò a trovarla a Pavia per parlarne».
Anche l'ingegner Sergio Dulio non ci sta a smorzare il sogno dei vigevanesi e, forte della sua esperienza al laboratorio del Cnr da poco attivato, rilancia: «A Vigevano i presupposti ci sono. Ricerca la stiamo facendo, il comparto ed un'industria che assorbe non mancano. E vero, per non fermarci alle ipotesi occorre un progetto che risponda ad una strategia».
La replica di Veca non si fa aspettare: «Istruite la pratica. Se son rose fioriranno». Il filosofo milanese che a Pavia ha trovato il terreno ideale per l'insegnamento superiore, sponsorizza la sua università.
Il suo intervento è stato caratterizzato da un'analisi sul mondo universitario che cambia e che ha sempre più bisogno dei privati per poter sopravvivere.
I continui tagli del Ministero dell'Università e della ricerca portano inevitabilmente in questa direzione. Dopo aver messo a fuoco il passaggio che l'Italia sta affrontando per passare da un'università di élite ad una di massa (problema affrontato da un pezzo da altre nazioni europee), il professor Veca ha posto le due possibili soluzioni: «Possono esistere un'università di ricerca e un'università di didattica. Pavia ha la fortuna di concentrare entrambe le prospettive. Oltretutto è l'unica università italiana che dispone di una rete di collegi, fondamentale per caratterizzarsi come vera città universitaria».
La strada per ottenere un passaggio di livello analogo alla Normale di Pisa, secondo Veca, è già stata ampiamente percorsa e il riconoscimento è vicino.
«Purtroppo - aggiunge - i vincoli ai bilanci sono sempre più crescenti. Un'alternativa funzionale ai modelli di un'università pubblica o privata potrebbe essere un mix, dove le risorse pubbliche dovranno integrarsi con quelle private».
Una sfida da fronteggiare, secondo il filosofo, per poter essere competitivi su un mercato culturale sempre più esigente Insomma, Pavia, per Veca, ha le carte in regola. Vigevano dovrà invece inventarsi qualcosa di davvero interessante per poter entrare a far parte del gioco.
Massimo Sala