«Luci e ombre, ma ce la faremo»

PAVIA. Come va l'economia della provincia? Qual è la situazione delle imprese all'inizio dell'autunno? Quali prospettive per le piccole e medie aziende alle prese con i problemi della finanza e dell'accesso al credito? L'abbiamo chiesto a un personaggio che dal suo osservatorio privilegiato vede lontano e in profondità: Mario Cera, vicepresidente della Banca Regionale Europea. «L'impressione - risponde - osservando le varie realtà nel loro complesso, è di una persistenza di luci ed ombre. Vi sono imprese e situazioni che denotano risultati e prospettive positive e talvolta brillanti e altre che obiettivamente stentano. In particolare, mentre nel Pavese e in Oltrepo, pur con i limiti noti, sembra che il tessuto economico e imprenditoriale sia compatto, in Lomellina si confermano i problemi tipici di un distretto che dovrebbe trovare un nuovo assetto».
Quali luci?
«Le luci che vedo sono quelle di qualche impresa che è riuscita a trovare idee, equilibri e spinte positive e a porsi come riferimento nel proprio settore. Penso, ad esempio, al settore agroalimentare e della meccanica di nicchia».
Quali ombre, invece?
«Le ombre sono quelle del settore delle macchine per calzature, che sta obiettivamente soffrendo la concorrenza extracomunitaria. In ogni caso, tengono i servizi e il terziario e si notano segnali incoraggianti nelle attività delle aziende locali di 'utilities", le varie Asm per intenderci, che potrebbero contribuire alla crescita economica».
Questo per quanto riguarda la situazione a breve e medio termine. Che cosa ci dice, invece, per il lungo periodo? Si possono fare previsioni per il 2005?
«Le dinamiche restano, a mio avviso, positive perchè l'ambiente è sano, inserito in un contesto sia regionale che macroregionale assolutamente competitivo. Ci sarebbero anche le risorse umane per assecondare un maggiore sviluppo. Si pensi solo al ruolo dell'Università di Pavia. Certamente bisognerebbe, da parte degli imprenditori e aspiranti imprenditori, osare un po' di più. Non è un caso che, a quanto pare, le imprese che negli ultimi anni sono andate meglio sono quelle dove gli imprenditori hanno innovato e, quindi, rischiato. Sotto questo aspetto va ribadito che le banche, in particolare la Banca Regionale Europea come banca di riferimento del territorio della provincia, apprezzerebbero molto idee e progetti seri di sviluppo e innovazione».
L'Unione delle Camere di Commercio in un recente studio ha rilevato che la provincia di Pavia è al terzultimo posto in Italia nella classifica per quanto riguarda l'apertura di nuove imprese e il saldo natalità-mortalità delle ditte. E' un segnale molto preoccupante. Che ne pensa? In che modo si può reagire?.
«Il problema della formazione di nuove imprese esiste obiettivamente. In proposito non c'è il minimo dubbio. Però si tratta di un problema che viene da lontano. Non solo Pavia, ma tutto il sud della Lombardia, con Cremona e Mantova, non ha mai brillato sotto questo profilo. In effetti, si è tentato di fare qualcosa per porre rimedio e qualcosa ancora dovrà essere sicuramente fatto per agevolare la nascita di nuove imprese. Si pensi al ruolo della Pasvim. Continuo a pensare che, a tale scopo, bisognerebbe sfruttare bene due risorse. La prima è l'Università, in particolare con le sue 'appendici" medico-scientifiche. La seconda è la vicinanza a Milano, dove certamente vi sono idee e risorse e dove ormai mancano gli spazi per realizzarle. In questa direzione si possono cogliere segnali nella zona del Cravino a Pavia che andrebbero incoraggiati».
Uno dei motivi di preoccupazione per la ripresa dell'autunno è la capacità patrimoniale e finanziaria delle piccole e medie aziende di superare il momento critico. La provincia di Pavia è particolarmente esposta perchè ha una prevalenza sopra la media nazionale di piccole imprese. Come possono le piccole imprese difendersi e reagire ai morsi della crisi?
«Le piccole e medie imprese scontano un deficit di capitalizzazione. Tuttavia, questo problema è comune a molte realtà e la prossima applicazione dei criteri di 'Basilea 2" dovrebbe portare a un necessario adeguamento. Resto dell'avviso che sulle piccole imprese gravi una mancanza di adeguata consulenza e assistenza sia finanziaria sia amministrativa. Noi stiamo studiando con la Fondazione Banca del Monte di Lombardia, in quanto maggiori azionisti di Pasvim, una revisione dell'attività della stessa Pasvim nella direzione di renderla più attenta alle problematiche di una maggiore consulenza e assistenza proprio alle PMI e alle nuove imprese. Confido che quanto prima verranno adottate le opportune soluzioni operative».
La Banca Regionale Europea e la Fondazione Banca del Monte costituiscono, nel loro complesso, il massimo volano dell'economia cittadina e uno dei massimi a livello provinciale. Che cosa nascerà da questa collaborazione nel futuro?
«La Banca Regionale Europea è presente su tutto il territorio provinciale e continua ad essere molto attenta e interessata alle esigenze di sviluppo economico dell'intera provincia. Il recentissimo trasferimento della sede della Fondazione Banca del Monte a Pavia e un fatto che una volta tanto si può davvero definire storico».