«Inutilizzati cinquanta defibrillatori Manca l'ultimo via libera dell'Asl»
TORTONA. Questione di minuti. Ne bastano pochi per decidere la sorte di una persona colpita da infarto. Con il ricorso ai defibrillatori, la percentuale di sopravvivenza sale dal 5 al 30%. Immaginabili gli effetti benefici in caso di una distribuzione capillare di questi strumenti. Per il Tortonese, ne sono pronti più di cinquanta. Ma un inspiegabile intoppo burocratico non consente il loro immediato utilizzo.
Il progetto, «Cuore di Tortona» - uno dei primi e più importanti in Italia per numeri e dimensioni - era stato promosso dall'associazione onlus «Prometeo». Il 19 dicembre 2001, il presidente, Massimo Milani, medico dell'Unità coronarica dell'ospedale di Tortona, scrive all'allora sindaco Giuseppe Bonavoglia, per comunicargli la nascita del sodalizio. Tanto entusiasmo, in poche settimane vengono raccolte decine di adesioni, volontari pronti ad affrontare i corsi per l'utilizzo dei defibrillatori. Rapida e compatta anche la risposta dei comuni, in quaranta aderiscono all'appello. Si trovano anche i fondi per acquistare i defibrillatori (il cui costo varia fra i 3mila e i 5 mila euro a seconda del modello), grazie ai contributi delle amministrazioni locali e della Fondazione Cassa di risparmio. Nel frattempo entra in scena anche l'Asl 20 di Alessandria-Tortona, che diventa capofila dell'operazione «Cuore» e spartisce i compiti con Prometeo: l'Asl provvederà a distribuire i defibrillatori ai comuni (uno ogni mille abitanti), l'onlus li assegnerà ai soggetti privati. Nella primavera scorsa, il progetto viene presentato in pompa magna, un centinaio di volontari ultimano la preparazione, Prometeo consegna i primi tre apparecchi (all'Iper di Tortona e al Piccolo Cottolengo).
Poi il silenzio. I defibrillatori - macchinari che stimolano la ripresa delle funzioni cardiache attraverso due elettrodi collocati sul petto - restano ad ammuffire negli scatoloni. Per i promotori di «Cuore», all'entusiasmo subentra il disincanto, e ora la delusione. Che cosa è accaduto? Dov'è lo scoglio che blocca tutto? Neppure quelli di Prometeo riescono a capire, ma sembra che manchi la certificazione da parte della centrale operativa del 118 sull'idoneità del progetto e dei sottoprogetti (cioè di ogni singola destinazione dei macchinari). Una firma che non c'è, mentre di infarto si continua a morire. (r.lo-s.g.)