Il borghigiano buono e giusto
La lunga malattia aveva impedito a Giorgio Pecchio negli ultimi tempi di essere partecipe della vita di Pavia che lui, da buon borghigiano, amava con passione ma con la capacità di un ironico distacco.
Se ne avesse avuto le forze, sicuramente sarebbe intervenuto per esprimersi su temi come la presenza dei romeni all'ex area Snia, l'urbanistica, l'arredo della città.
Vogliamo ricordare quando, alla fine degli anni Sessanta, con un gruppetto di altri «utopisti», promosse e animò il gruppo Contropotere, che agiva per lo più nel quartiere di San Pietro in Verzolo e nel rione di Scarpone, per una politica basata sulla presenza diretta e sulla controinformazione. Nacquero cosi il giornale «L'altra Pavia» e opuscoli a tema come: «Chi sono gli esclusi», «Inquinamento = sfruttamento», «Le due Pavie».
Ricordiamo il suo amore per le posizioni di Bruno Zevi, «il don Chisciotte dell'Architettura», i suoi interventi in materia di politica edilizia, sempre documentati, la sua passione per la storia locale e generale, la curiosità per le culture degli altri, la difesa appassionata dei nomadi. Nella sua capacità di esprimere il dubbio e di mettersi in discussione, Giorgio è stato un movimentista «ante litteram», capace sia di lavorare con le istituzioni, sia di contestarle quando fosse il caso.
Dal Movimento del '68 all'impegno in consiglio comunale, ha sempre mantenuto i propri interessi culturali, estetici e politici. Incontrarlo significava sempre farsi raccontare storie, aneddoti misti d'italiano e di dialetto, ironiche sferzanti battute, dette col suo sorriso sornione e buono. Come ha ricordato il parroco del Borgo nella cerimonia funebre, Giorgio era un buono e un giusto, con il gusto sempre vivo di meravigliarsi e di meravigliare.
In questo periodo in cui poche sono le persone che si occupano di politica in modo disinteressato, le persone come Giorgio sono rare.
Giorgio ci mancherà. Come sua madre - levatrice in Borgo - aveva aiutato molti a nascere, auguriamoci che il suo ricordo aiuti a far rinascere qualche coscienza addormentata.
Noi riteniamo che sarebbe giusto proporlo per la benemerenza di San Siro. ma dovrebbe farlo qualcun altro, più serio, posato e incravattato di noi. Ci sarà il sindaco Albergati, o qualche assessore comunale, a raccogliere questa sfida?
Marta Ghezzi e Alberto ArecchiPavia
Le parole nel tempo
e i loro effetti esplosivi
«Parole nel tempo», la mostra mercato della piccola editoria italiana al Castello di Belgioioso, induce, cominciando proprio dal titolo, ad alcune riflessioni di genere, ovviamente letterario, riguardanti appunto le parole, primo veicolo di comunicazione tra gli uomini. La cosa strana è che le parole non abbiano conseguenze più nefaste di quelle che normalmente hanno. O forse, non ce ne accorgiamo abbastanza: agli uomini sembra di non possederne tantissime, mentre è tutto un disastro perpetuo dovuto a quello che diciamo.
Il mondo intero parla senza sosta, in ogmi momento hanno luogo milioni di conversazioni, di dichiarazioni, di pettegolezzi: vengono detti e ascoltati e nessuno riesce a contrastarli, perché le orecchie non hanno palpebre di copertura, come gli occhi, che si frappongano all'udire. Nessuno è in grado di prevedere l'effetto esplosivo che tutto ciò produce, neppure di seguirlo. Perché, per quanto le parole siano tante e cosi a buon mercato, cosi insignificanti, pochi sono quelli capaci di non farci caso. Alle parole si dà importanza. Oppure no, in ogni caso le si è udite.
«Puoi ordinare e disporre / parole senza posa, / ma come esprimerai l'essenza di una rosa? / Se sopporti le strane / pretese di quel giuoco / è che talvolta un angelo / lo scompone un poco» (Rilke, «Poesie francesi», Verzieri).
Il libro «I vecchi invisibili», di Valentino Bompiani, presentato al Castello di Belgioioso nel corso della mostra, ricorda come la vecchiaia sia ormai quasi sempre una componente ineluttabile della nostra esistenza. I vecchi vengono rappresentati anche dai celebri versi di Ungaretti: «Si sta come / d'autunno / sugli alberi / le foglie».
A volte mi sorprendo a guardare i vecchi come se fossero una categoria a sé. Ci si arriva alla vecchiaia, ma non ci si è mai pensato abbastanza. Sono sempre gli altri che diventano vecchi e che muoiono.
Una maniera semplicistica, esorcizzante di interpretare Epicuro: «Finché ci siamo, la morte non c'è».
Cesare VitaliPavia
Avanti con il recupero
della Voghera-Varzi
Il 19 settembre ho avuto ancora una volta conferma che la storia la scrivono gli uomini, soprattutto le loro volontà.
Un pezzo di storia in Valle Staffora è stato scritto. E se cosi, tante persone, sia nell'organizzazione che nella manifestazione, nonostante gli ostacoli e l'egoistica miopia di qualcuno - poca cosa, comunque - hanno impiegato tutte le loro energie per realizzare un unico fine; vuol dire che quell'obiettivo è giusto, è positivo, è bene.
Il sogno di recuperare il tracciato della Ferrovia Voghera-Varzi, potrebbe svanire, affievolirsi lungo i 30 Km del suo percorso. Se quel sogno lo sta facendo solo una persona. Ma se l'inizio di quel sogno è già realtà, ed è voluto fortemente da cosi tante entità: istituzioni (vedi Piani Paesaggistici, Escursionistici della Regione, Piano della Rete Verde), realtà economiche, associazioni, e soprattutto tante, tantissime persone, i 30 Km di tracciato diventano un niente, vengono superati agilmente in qualche ora.
Questo è il momento di cavalcare, di tenere unite tutte quelle persone che hanno scritto il primo pezzo di una nuova storia qui in Oltrepo. Il compito primario di noi organizzatori, correggetemi se sbaglio, è proprio quello di mantenere coinvolte tutte queste persone nel progetto, soprattutto quelle (come Piero Milanesi, di cui prestoavrete la canzone dedicata alla Voghera-Varzi che diventerà il nostro motto) che credevano di essere da sole a sognare e il 19 settembre, invece hanno scoperto che i loro sogno era una felice realtà.
PatrizioVoghera
Stradella, Vinuva resta
una grande kermesse
Vorrei esprimere a tutto il territorio dell'Oltrepo e non, quanto è emerso dalla manifestazione Vinuva, terza edizione. Devo constatare che, sebbene giovane, al suo terzo anno, Vinuva si è presentata al pubblico come la festa principe di tutto il territorio.
Sono veramente soddisfatto e sono orgoglioso di com'è stata presentata, allestita, condotta e organizzata quest'anno.
E' migliorata tantissimo, è stata aggiunta più professionalità, più qualitùà e notevolmente, si può considerare, più funzionante.
Volevo esternare tutto questo mio piacere per rilevare il lavoro di tutte le persone che si sono adoperate per confermare, ma in particolare per migliorare Vinuva.
Tengo a ringraziare, come padre di Vinuva, ma soprattutto come libero cittadino di Stradella, tutti e in particolare l'Amministrazione comunale, l'Associazione commercianti, per la splendida serata regalata per una sfilata particolare, la Pro Loco, il Gatteo Club, gli alpini, gli sponsor e tutti quelli che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione, ma che purtroppo dimentico di citare.
Una considerazione finale è che quest'anno è stato dimostrato che si può far tutto, anche senza comandanti in prima linea che dettano le regole. Concludo dicendo che trovo che è veramente soddisfacente veder realizzare e veder continuare un proprio progetto. Ed è per questo che ringrazio tutti quelli che hanno fortemente rivoluto Vinuva, grazie.
Andrea FrustagliStradella
Autobus, che collegamenti
con San Martino
Vorrei evidenziare il disarmante disservizio che la società Line offre ad una parte degli abitanti di San Martino. Con la distribuzione delle corse della linea 1 in direzione San Martino (Linea 1 A direzione via Piemonte, Linea 1 B direzione via Mortara, Linea 1 C direzione Cava Manara), ne consegue che chi abita nella zona del Comune ha a disposizione un autobus su 3 per recarsi a Pavia (sicuro stimolo ad abbandonare la macchina).
Inoltre l'autobus delle ore 9.39 (fermata Comune) direzione Pavia (linea B), sosta alla fermata del Bennet circa 30 minuti prima di proseguire per la città con la conseguenza che per coprire circa 4 chilometri in linea d'aria (distanza fino al Demetrio), occorrono circa 50 minuti (si arriva a Milano in macchina in questo tempo) con il rischio che il biglietto scada di validità.
Per notizia segnalo che l'autobus precedente transita circa un'ora prima.
Medesimo disservizio arrivando da Pavia (fermata Demetrio) in direzione San Martino. Intorno alle 19 transitano consecutivamente 3 autobus linea 1 A prima che sia previsto un 1 B.
Se avete la sfortuna di abitare nella zona del Comune, vi vedete passare sotto il naso 3 autobus prima di quello che serve a voi per tornare a casa.
Con il precedente orario gli autobus sostavano comunque parecchio in via Piemonte e le considerazioni erano le medesime (ai cittadini che abitano nello stesso Comune viene offerto un servizio di qualità diversa).
Mi chiedo se non sia possibile razionalizzare il servizio in modo che tutti gli autobus della linea 1 compiano il medesimo percorso offrendo ai cittadini di San Martino un servizio identico e non più o meno agevole a seconda di dove abitano.
Far sostare un autobus 30 minuti ad una fermata, credo che comporti comunque il pagamento dello stipendio all'autista. Vi invito ad usufruire della linea 1 per sperimentare di persona.
Daniele BellottiSan Martino Siccomario