«Quei 28 poliziotti vanno processati»

GENOVA.I pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini hanno ribadito e formalizzato ieri nell'udienza preliminare la richiesta di rinvio a giudizio per 28 poliziotti, tra dirigenti, funzionari, capisquadra e agenti, per la sanguinosa irruzione della polizia nella scuola Diaz, avvenuta il 21 luglio del 2001 durante il G8. La richiesta è stata fatta davanti al gip Daniela Faraggi al termine della requisitoria del pm Cardona Albini, che ha anche depositato numerosi filmati provenienti da varie fonti, anche amatoriali. La scorsa udienza i pm avevano depositato una memoria di 261 pagine con le motivazioni dei vari capi d'accusa. I poliziotti sono imputati a vario titolo di falso, calunnia, lesioni gravi, falso ideologico, furto, e irruzione arbitraria nella scuola Pascoli. Secondo l'accusa, «alla base dell'eccezionale debacle sul piano giudiziario di un'operazione avvenuta sotto le luce dei riflettori» vi era «una inquietante eppure semplice risposta: i poliziotti dovevano aver mentito».
«Non si è chiesto - hanno scritto i magistrati - il rinvio a giudizio degli imputati per veder loro applicato una sorta di contrappasso, ma si è cercato al contrario di distinguere ed analizzare le responsabilità in un modo che non è stato certamente usato nei confronti delle vittime della operazione Diaz». Intanto nell'udienza del 2 ottobre cominceranno gli interrogatori di alcuni imputati su richiesta dei difensori tra cui l'ex vice questore della Digos di Genova Carlo Di Sarro e quattro capisquadra, assistiti questi ultimi dall' avv. Piero Porziani. L'avvocato Alfredo Biondi, difensore del vice questore romano Pietro Troiani, il poliziotto che portò le due bottiglie molotov all'interno della scuola, al termine dell'udienza ha contestato i metodi dell'accusa. I pubblici ministeri infatti si erano opposti alla richiesta dell'avvocato Pier Giovanni Junca di poter utilizzare per l' interrogatorio del suo assistito, il vice questore Carlo Di Sarro, alcuni filmati depositati ieri dall'accusa. A quel punto, il giudice Daniela Faraggi ha deciso un uso limitato dei filmati, di stretta attinenza alla posizione processuale dell' imputato. «I pubblici ministeri in questo modo hanno cercato di condizionare la difesa», ha commentato Biondi che ha poi sottolineato: «Non so se accettare questa liturgia puramente formale, come se la difesa fosse ospite dell'accusa e non parte del processo». «Con questo criterio - ha concluso - penso proprio che non farò interrogare i miei assistiti». Il pm Enrico Zucca, in merito alle dichiarazioni dell'avv. Biondi, ha ribattuto che «l'eccezione sollevata dall'accusa, riguardo l'utilizzo dei filmati da parte delle difese, era puramente tecnica». «Si tratta comunque - ha aggiunto - di normali schermaglie procedurali tra accusa e difesa, non certo di condizionamenti o censure».