La Francia insiste: ritirate le truppe
ROMA. Il segretario di Stato Colin Powell ha ipotizzato nei giorni scorsi la convocazione di una conferenza internazionale come possibile sbocco dall'odierno conflitto in Iraq e la Francia, che da tempo, insieme alla Russia, proponeva lo stesso forum, ha posto ieri tutta una serie di condizioni che fissano parecchi paletti intorno alla proposta del segretario di stato americano.
Innanzitutto, ha detto ieri il ministro degli Esteri francese Michel Barnier, che figuri nell'ordine del giorno della conferenza il ritiro delle forze della coalizione dall'Iraq «se si vuole che quella conferenza abbia luogo», aggiungendo che il ritiro dall'Iraq «è già posto dalla situazione», a suo avviso estremamente drammatica e descritta come un «buco nero».
Non basta: la Francia vuole che a quella conferenza partecipino tutte le forze, interne e esterne, interessate alla crisi irachena. Cioè, le parti politiche irachene, comprese quelle della «resistenza» armata, i paesi vicini come l'Iran e la Siria, il Kuwait, la Giordania, la Turchia e l'Arabia saudita, ovviamente l'Onu, che dovrà garantire la convocazione, promozione e gestione della conferenza, ma anche l'organizzazione dei paesi islamici e la stessa Unione europea.
La Francia inoltre chiede che il luogo prescelto per la celebrazione della conferenza sia la sede delle Nazioni Unite a New York, anzichè Amman o il Cairo, come qualcuno aveva preannunciato. Una precisazione, infine, da parte di Parigi sulla data della stessa conferenza: «L'importante non è sapere se la conferenza avverrà prima o dopo le elezioni (previste per il prossimo gennaio. ndr.), ma come far si che abbia successo, come renderla utile».
Date le condizioni poste dalla Francia, sono molti a pensare che difficilmente ci sarà a breve periodo un'intesa tra la Francia e gli Stati Uniti su modalità e contenuti della conferenza, prevedendo invece la crescità delle tensioni diplomatiche tra Washington e Parigi. Javier Solana, l'alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, pur rifiutando ieri di entrare nel vivo delle questioni poste dalla Francia, ha detto che all'Assemblea dell'Onu sta comunque «emergendo una volontà comune di tenere una conferenza internazionale sull'Iraq».
Con l'intenzione, probabilmente, di non provocare altre polemiche, Solana ha detto che la data per la convocazione della conferenza è legata più che altro all'imminenza del Ramadan, il mese di digiuno islamico, che comincerà nel corso di ottobre. Dunque, si parlerà a metà novembre, ma quel punto ci saranno le elezioni presidenziali in America e con ogni probabilità tutte le decisioni verranno spostate dopo la scelta del nuovo presidente Usa.
Ma l'ostacolo principale posto dalla Francia resta il problema del ritiro delle truppe dall'Iraq, dal momento le due forze maggiori sul terreno, quella americane e quella britannica, come più volte hanno ribadito Bush e Blair, lasceranno l'Iraq soltanto a «lavoro finito». (b.z.)