L'insostenibile leggerezza della velina: dalla carta da tipografia fino al video

VOGHERA.Fino a qualche anno fa quando si parlava di «velina» si intendeva un foglio di carta: in genere bianca, sottile. Velina era anche quel foglio sottile di carta adatto per la scrittura a macchina. Sulla base del significato di «copia di testo dattiloscritto», velina aveva anche accolto poi quello «politico» di comunicazione inviata dalle autorità a un giornale, allo scopo di condizionarne l'attività. Oggi i compilatori di vocabolari dovrebbero apportare alcune aggiunte: «Bionda o bruna, di anni compresi tra i 18 e i 23; almeno 175 cm di altezza, non fragile certo, sempre sorridente anche quando non sarebbe il caso di esserlo, amante della nudità, capace soprattutto di prodursi in veloci ancheggiamenti a tempo di musica e in sincronia con una compagna dalle caratteristiche simili: svolge il compito di affiancatrice, rigorosamente muta, di conduttori di programmi televisivi».
Di fatto, per metonimia, cioè uno di quei processi logico-linguistici la conoscenza dei quali non è fondamentale per essere «velina», le «veline» sono diventate quelle ragazze che portano in scena alcuni messaggi «provenienti dall'autorità e scritti su foglio», quelli che in gergo giornalistico si chiamavano ancora «veline». Dunque innocue portatrici di fogli di carta... Raccontata cosi la faccenda non sembrerebbe avere nulla di interessante se non per quella questione della metonimia, roba da esperti di linguistica, il fatto è che «Fare la velina» sembra essere diventato uno degli obiettivi professionali primari delle giovanissime. Si, perché quelle fortunate che riescono a diventare veline in qualche programma televisivo, di colpo si trovano ad essere famose, desiderate, imitate e soprattutto superpagate e richiestissime ovunque ci sia mondanità. Belle lo sono davvero, oche non lo sono anche se lo sembrano perché sono eccezionali manager di se stesse.
Siamo di fronte all'eterno fascino dell'avventura della ragazza della porta accanto che bella ma sconosciuta diventa ricca e famosa ecc, ecc. Certo, per conquistarsi il ruolo di velina devono sbaragliare una concorrenza agguerrita: da due anni si tengono addirittura delle selezioni nazionali con tanto di serate in molte città italiane seguite da un foltissimo pubblico e trasmesse in televisione con audience incredibili. I criteri in base alla quale avviene la selezione sono cosi poco credibili che si può solo usare l'aggettivo «esilarante». Una volta incoronate «veline» e dopo la partecipazione, come da contratto, a tutte le puntate della trasmissione, spiccano il volo per un futuro di gloria: modelle di calendari, aiutanti conduttrici, con diritto di parola, in qualche trasmissione, forse anche qualche particina in una fiction televisiva o in un film, e se la ragazza è davvero in gamba anche il fidanzamento con un calciatore. Il mondo dello spettacolo e i meccanismi dello star system oggi creano e distruggono con un'incredibile velocità figure e stereotipi che riescono però ad avere un'incredibile presa sul pubblico. Ognuno è libero di scegliere per se stesso ciò che desidera, che reputa più consono al proprio carattere e temperamento e sarebbe bello che tutti potessero realizzare i propri sogni professionali. Sono tanti, invece e purtroppo, coloro che nella vita si sono trovati e si trovano a fare i conti con contesti e circostanze che non sono stati loro poco favorevoli. Una giovane donna vuole fare la velina; lo faccia pure. Noi, pubblico maschile e femminile dovremmo prestare più attenzione anche a chi sa «essere» e non solo «apparire»; a chi sa «parlare e tacere e ridere» al momento giusto, a chi ha il coraggio di scelte di vita e di lavoro meno gratificanti sul piano del successo e del guadagno ma più concrete e serie.
La casalinga di Voghera