Con Reggiani il Pavia vince sempre


PAVIA. Oggi il nonno Giuseppe non sarà sugli spalti a fare il tifo per lui. Gli anni passano per tutti, e Frosinone è lontana: «Però il nonno viene quasi sempre a vedermi, in casa e in trasferta. Quando ero nelle giovanili del Parma arrivò fino in Ungheria, per un torneo», ricorda Cristian Reggiani, che oggi giocherà la sua quinta partita consecutiva da titolare (considerando le due della scorsa stagione) in C1. Finora è andata benissimo: quattro vittorie su quattro. E non vuole interrompere la serie.
Anche se siamo da un bel pezzo nel Duemila, nel calcio la scaramanzia continua a essere la regola, non l'eccezione. E come si fa a rinunciare a un «portafortuna» come Reggiani? Il portiere emiliano con la maglia del Pavia ha ottenuto, da titolare, una promozione dalla D alla C2 nel 2001.
Quindi è tornato nella scorsa stagione, facendo la riserva di Bressan. Ha avuto una chance solo nelle due ultime partite, entrambe vinte. Quest'anno l'allenatore Marco Torresani ha deciso di puntare su di lui, e non certo per motivi scaramantici: «Era quello che speravo. Non ho mai perso la fiducia e adesso ho questa possibilità». Comunque sono arrivate altre due vittorie. Reggiani è imbattuto in C1: il ragazzo di Praticello di Gattatico giocò una partita anche con il Brescello, nel 1999: fini in pareggio.
In tribuna c'è chi storce il naso, il «peccato originale» di Reggiani sarebbe l'altezza: troppo piccolo per fare il portiere. Secondo l'informatissimo sito internet www.calciatori.com Reggiani è alto 1,84 cm, altri indicano genericamente 1,80 cm. Ma qual è la verità? «E' inutile rubare centimetri - giura il portiere - Sono alto 1,78. Poco? Sono convinto che sopperisco a qualche centimetro in meno con la forza e l'esplosività, le mie doti principali. Quello che pensa la gente comunque non mi interessa. Contano solo i risultati». Reggiani ha 23 anni e vive un momento felice. Alle sue spalle però momenti bui: «E' stato terribile quell'infortunio, nel 2002, quando stavo giocando da titolare i play off di C2 con il Brescello. Rottura dei crociati. E poi, quando stavo per rientrare, frattura dello sigomo. Ma non ho mai pensato al ritiro». Il momento più bello è legato alla promozione con il Pavia: «Eravamo i più forti, ma poi i campionati bisogna vincerli e noi siamo stati bravi». L'anno scorso il ritorno a Pavia, una stagione in panchina. Poi ha messo la freccia e ha scavalcato Bressan: «Ma tra di noi il rapporto è sempre stato buono. Siamo in competizione, in questo momento sono più contento io di lui». Oggi una partita difficile, su un campo del sud: «L'impatto con Acireale non è stato cosi terribile come temevo. Certo, i tifosi si sentono. L'importante è restare tranquilli e non farsi condizionare». Vi presentate da capolista... «Sappiamo che non è il nostro posto. Siamo partiti con il piede giusto, ma siamo consapevoli che la C1 è un campionato durissimo. Dobbiamo solo pensare a dare il massimo, su ogni campo. Senza dimenticare l'obiettivo: la salvezza, il prima possibile». E il futuro? «Beh, personalmente spero di salire ancora di categoria. La serie B? Non lo so, il più in alto possibile». Intanto oggi ci sarà da volare, da un palo all'altro. Per continuare a sognare.

Claudio Cuccurullo