I patrioti di Belgioioso
Molti furono i patrioti di Belgioioso che seppero distinguersi nella lotta per la liberazione d'Italia, il glorioso Risorgimento italiano. In queste poche righe cercheremo di mettere a fuoco in modo particolare la vita e le azioni di due grandi patrioti come furono Pietro e Luigi Strambio. Prima, di parlare di loro due, però, è interessante e necessario partire dalle Cinque Giornate di Milano. Occorre infatti annotare che il 18 marzo 1848 un folto gruppo di pavesi partirono proprio da Corteolona e da Belgioioso alla volta di Milano ed ingaggiarono una lotta feroce contro le truppe austriache. Fra di essi vi erano anche alcuni abitanti di Belgioioso, come riferisce lo studioso Gianfranco E. De Paoli nel suo interessante volume"I fratelli Strambio di Belgioioso - Ufficiali di Garibaldi", Gianni Iuculano Editore. Pavia si costitui in libera municipalità e anche Belgioioso partecipò al clima di gioiosa euforia e di genuino patriottismo che pareva essere l'alba di un nuovo ciclo storico. Tra tutti gli abitanti di Belgioioso si distinse a Milano durante le famose cinque giornate il popolano Francesco Trabucchi, che ebbe dal Governo provvisorio l'incombenza pericolosa di informare chi di dovere delle mosse degli Austriaci. Arrestato a Melegnano per delazione di una spia al soldo degli austriaci, gli furono trovate addosso lettere compromettenti che rivelavano il suo ruolo e venne consegnato all'autorità militare. Venne legato ad un affusto di cannone e portato fino a Lodi, quindi a Fontana, posta fra Lodi e Cremona e venne ucciso per fucilazione. Trabucchi fu una sorta di predecessore dei fratelli Strambio. Pietro, Luigi e Antonio si arruolarono in un corpo speciale di volontari denominato"Legione mantovana Carlo Alberto", al servizio del Governo Provvisorio ed ebbero come compagni personaggi illustri come Goffredo Mameli, di cui Pietro Strambio fu addirittura compagno di stanza e fosse anche presente quando Mameli compose l'inno d'Italia, poi musicato dal Novaro. In particolare la nostra attenzione si punta ora su Pietro e Luigi Strambio, i due belgioiosini che erano a combattere in prima linea e che per il loro coraggioso comportamento vennero premiati con il grado di luogotenente del regio esercito. Combatterono nella battaglia di Custoza e quando l'Austria riottenne la Lombardia seguirono lo sconfitto esercito sardo, quando ottennero il grado di tenente dell'esercito. Pietro Strambio si trovava poi al fianco di Nino Bixio a combattere i Borboni quando venne ferito ad una coscia e fu stoicamente in grado di affrontare una dolorosa operazione praticamente senza anestesia, come riportano i testi dell'epoca. Invece il fratello Luigi riusci ad uscire indenne da un combattimento che purtroppo fece davvero tanti morti, fra cui Luciano Manara ed Enrico Dandolo.Dopo quel duro periodo, Pietro e Luigi Strambio indossarono gli abiti civili e non seguirono Giuseppe Garibaldi che puntava verso Venezia assediata. Diedero le dimissioni, ma fu un periodo molto breve, perché poco tempo dopo con decreto del Ministro Cavour riottennero i propri gradi di tenente del corpo dei"Cacciatori delle Alpi" e tornarono sui campi di battaglia.
Combatterono nella seconda guerra di Indipendenza e diventarono capitani, non solo i gradi ottennero, perché Luigi Strambio venne premiato con la medaglia d'argento al valor militare, mentre Pietro fu autorizzato a fregiarsi della medaglia d'argento dell'Indipendenza, riservata ai Benemeriti della patria. La loro vita avventurosa però non terminò affatto li, perché sull'onda della spedizione dei Mille approdarono al sud per guidare ancora l'esercito ed il 1 ottobre 1860 parteciparono alla grande battaglia del Volturno. Per i loro grandi meriti vennero promossi ancora, Pietro divenne maggiore e Luigi tenente colonnello. La loro carriera era cosi stata fulminea e singolare. Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II di Savoia venne proclamato Re d'Italia e l'obiettivo del Risorgimento in questo modo era stato raggiunto. I due Strambio, come bene scrive De Paoli, però pur con le loro ferite e le quattro campagne di guerra non erano ben visti dalle giubbe blu, loro che avevano addosso la camicia rossa Garibaldina. Comunque con l'avvento del regno d'Italia, qualche mese dopo ecco che nuove promozioni attendono i due belgioisini, perché Pietro, cinquantenne, divenne tenente colonnello a sua volta ed il 13 novembre 1864 venne nominato comandante del Circondario Militare e presidente del tribunale militare di guerra, incaricato di giudicare i colpevoli di brigantaggio. Espletò con rigore ma insieme giustizia il compito che gli era stato assegnato, anche perché capiva benissimo che i briganti erano la conseguenza di una drammatica situazione sociale ed umana e più che reprimere occorreva comprendere. Cosi Pietro mise a frutto la sua laurea in legge emettendo sentenze moderate che tenevano conto, entro i limiti, del particolare ambiente del Sud Italia. Questo suo atteggiamento, però, unito al suo rifiuto, nei primi anni del 1862, quando si trovava a Cagliari presso lo Stato Maggiore di quella piazza di obbedire agli ordini del locale Prefetto di intervenire con la truppa contro dei dimostranti, non avrebbe però giovato alla sua carriera. Contrariamente a quanto si disse, Luigi e Pietro non parteciparono alla Terza Guerra di Indipendenza. Pietro venne indicato quale comandante della Piazza di Sassari prima e di Piacenza poi. E dopo che le truppe entrarono in Roma, ai due fratelli Strambio venne consegnata la medaglia dei benemeriti della Liberazione dell'Urbe per le gesta del 1849. I due poi tornarono alla vita civile e si batterono per i diritti e per la legge. Luigi mori a Milano nel silenzio generale e nell'oblio più completo, mentre diverso fu il destino di Pietro Strambio, che tornò nella grande casa paterna e li mori nel novembre del 1892, come un eroe le cui esequie ebbero il potere di fermare tutto il paese di Belgioioso. Il 30 novembre si svolsero i funerali cui intervennero in tantissimi, circa duemila persone e la bara percorse la principali vi del Comune, fra una folla che faceva ala al suo passaggio.