«Contro il disagio serve un consorzio»
PAVIA. Al disagio la città offre risposte. Tante eccellenze che formano una rete. «Ma la rete ha dei buchi. Ognuno va avanti per la sua strada. Invece quello che serve è un consorzio che consenta a tutti di entrare in sinergia. Pubblico e privati, enti e volontari. Oltre che come ' città delle 100 torri" Pavia potrebbe diventare nota come 'città dei mille ponti"» dice don Franco Tassone. E i primi mattoni del ponte sono stati messi. Il suo appello a 'fare concretamente accoglienza" è stato raccolto.
Il consiglio comunale ha dato mandato alla giunta di aderire alla sua proposta di un centro d'accoglienza. Cosa ne pensa?
«Che gli amministratori si sono dimostrati sensibili. Abbiamo forze politiche che sui grandi temi - al di là delle differenze che devono esserci per garantire la democrazia e il confronto - dimostrano attenzione all'aiuto umanitario. La qualità della vita in una città si eleva non solo perché è più pulita ma perché sa essere più accogliente, in senso solidale».
Sul suo appello c'è stata la convergenza di realtà diverse. Dalla Camera del Lavoro al mondo ecclesiale.«L'intervento del vescovo ha un valore profondo. Ha riaffermato l'unità ecclesiale e sociale in modo non strumentale ma a servizio della città. Un invito a creare sinergie solidali nell'accoglienza. Se ne è fatto portavoce presso le autorità pubbliche ma anche presso le parrocchie. Domani si potrebbe pensare anche a piccoli spazi di accoglienza in ogni parrocchia, ciascuno secondo le sue possibilità».
Ma serve anche una struttura, un capannone in più per dare un tetto ai tanti che non ce l'hanno...
«I dormitori cittadini non bastano più. L'anno scorso l'operazione freddo è partita a novembre. Ma già nei giorni scorsi è calato un freddo pungente. In questa città l'umidità non permette di vivere all'addiaccio. Dobbiamo fare qualcosa per permettere a tutti una vita dignitosa. La proposta non è di don Tassone, è del Vangelo».
E non riguarda solo i romeni della Snia o l'indigenza materiale...
«La povertà cresce e ha nuove sfaccettature. Dai giovani che vivono un disagio profondo interiore ai detenuti. Da chi attraversa un momento di indigenza temporanea a chi è afflitto da problemi di lavoro, di handicap, di isolamento. E' sempre più complesso dare risposte efficaci. Per questo serve un sistema consortile, un federalismo solidale che metta insieme pubblico e privato sociale. Una collaborazione al servizio della persona. Un luogo dove chi cade possa rialzarsi».
Ciascuno con la propria competenza...
«Mi piace ripeterlo: 'Ciascuno secondo le sue capacità e ciascuno secondo i suoi bisogni". Ma superando la mentalità di rete, che ha troppi buchi e porta ognuno avanti per la sua strada. Dobbiamo creare una mentalità che forse non c'è. Ma a Pavia ci sono tutti gli strumenti e le risorse per concretizzarla».
Lei sottolinea la sinergia pubblico e privato. In che senso?
«Possiamo fare tutti un patto. Creare un sistema consortile dove ognuno mette le sue eccellenze, dove si integrano i servizi. E penso all'Asl che può fornirci esperienza, strumenti e indicazioni importanti, ma anche all'Università, alla sanità. Oltre al patrimonio insostituibile del volontariato e delle associazioni».