Ulivo, acque ancora agitate A rischio il vertice con Prodi

ROMA.Deciso ad andare fino in fondo, con l'obiettivo di giungere ad un «chiarimento vero» con gli alleati. Altrimenti anche il vertice fissato per il 4 ottobre potrebbe saltare. Romano Prodi non cambia strategia e dopo aver strigliato i leader del Listone, fino a minacciare di farsi da parte, fa capire che il suo progetto non può procedere a forza di stop and go. Ma la determinazione del Professore deve fare i conti con le polemiche e le divisioni che continuano a scuotere il centrosinistra. La tabella di marcia contenuta nella lettera a Repubblica (prima la Federazione dell'Ulivo, poi la Grande alleanza democratica con Rifondazione comunista e le altre forze che decideranno di non entrare nella Federazione) non convince il Correntone della Quercia e ampi settori della Margherita. Proprio mentre il prodiano Arturo Parisi specifica che la Federazione «è un progetto politico e non elettorale», Fabio Mussi vede il rischio di un «doppio programma» e contesta il metodo scelto dal Professore per esercitare la sua leadership: «Lunedi si è riunito il tavolo del Listone e sono usciti dicendo, tutto bene. Poi dalla lettera si capisce che non c'è accordo quasi su niente. E allora Prodi pone condizioni in un modo che» specifica Mussi «appare solo come diktat».
Luciano Violante propone che le primarie si facciano prima delle elezioni regionali mentre lo Sdi, che non ha ancora digerito la chiusura diellina alla possibilità di liste unitarie, è in attesa di capire se la nascente Federazione vuole essere «un nuovo soggetto politico» oppure solo un «forum nel quale si trovino continue mediazioni tra delegazioni di partito». Il metodo usato da Prodi ha scontentato anche i partiti che del nocciolo riformista non fanno parte. Oliviero Diliberto (Pdci) dice basta a quella che definisce una «discussione surreale» e chiede al Professore di agire in fretta mentre Fausto Bertinotti sta attento a non entrare nella mischia, chiede di smetterla con «balletti e ghirigori» della politica e conferma il suo monito a proposito del programma per l'alternativa di governo: «Lo dobbiamo fare tutti insieme altrimenti potrebbe saltare tutto». (g.r.)