Bush: restiamo in Iraq finché sarà sicuro

NEW YORK. Forse le dichiarazioni di Donald Rumsfeld sul ritiro anticipato delle truppe dall'Iraq sono state avventate e Bush dunque è sceso in campo ieri, pur senza nominare il segretario alla Difesa, per correggere il tiro. «Quando la situazione in Iraq sarà stabile e il paese sarà in grado di governarsi le truppe americane potranno tornare a casa con l'onore che si sono conquistate», ha detto il presidente nell'appuntamento radiofonico del sabato con la nazione. Quando potrebbe iniziare il rientro delle truppe Bush non lo ha detto. Ma fonti a lui vicine parlano di almeno cinque anni. Quello che è certo però è che Rumsfeld ha esagerato quando si è lasciato scappare che i soldati americani potrebbero rientrare prima che la situazione in Iraq fosse stabilizzata.
«Non mi sembra opportuno fare illazioni sul fatto che l'Iraq debba essere pacifico e perfetto prima di ridurre la presenza delle nostre truppe», aveva dichiarato il capo del Pentagono al termine di un incontro a Washington con il primo ministro iracheno Iyad Allawi. «Pacifico e perfetto quel posto non lo sarà mai», aveva concluso Rumsfeld.
Erano bastate queste parole per far circolare la voce che al Pentagono i tempi dell'occupazione si fossero ridotti.
Ma poche ore dopo Bush ha precisato che i militari Usa non lasceranno l'Iraq fino a quando la missione non sarà completa. Anzi, da fonti della Casa Bianca si apprende che, se Bush sarà rieletto, le intenzioni sono di mandare rinforzi fra novembre e gennaio prima che alcuni contingenti possano lasciare l'Iraq per rotazione. Significa dunque che per qualche tempo il numero dei soldati Usa sarà superiore a quello attuale di 130 mila uomini. Nel frattempo si fa avanti l'idea di una conferenza internazionale sull'Iraq che possa tenersi addirittura a ottobre. Ne ha parlato ieri il segretario di stato Colin Powell dicendo che a un'iniziativa di questo genere parteciperebbero i paesi del G8 oltre a diversi paesi della regione medio-orientale, compreso l'Iran.
È proprio questa l'idea che da diverse settimane porta avanti il candidato democratico alla presidenza. John Kerry sostiene infatti che sarebbe questa la sua prima iniziativa se vincesse le elezioni e ripetutamente ha accusato George Bush di non fare abbastanza per internazionalizzare il conflitto in Iraq. Dell'iniziativa sembra se ne sia appropriata ora la Casa Bianca benchè secondo Kerry il presidente Bush abbia guastato i suoi rapporti con molti governi alleati al punto tale da avere perduto definitivamente la sua credibilità.
L'improvviso interesse dell'amministrazione Bush per una conferenza internazionale dà la sensazione di essere una manovra elettorale, soprattutto in vista del primo di tre dibattiti fra Bush e Kerry, che si terrà giovedi prossimo.
Sarà un duello verbale al quale i due candidati si stanno preparando a tempo pieno durante questo fine settimana, perchè dai dibattiti - che saranno teletrasmessi - dipende in larga parte l'orientamento di voto degli elettori.