Casa degli Eustachi: giardini dimenticati
Signor direttore, penso che ai lettori assidui del suo quotidiano non siano sfuggite le mie numerose segnalazioni in merito al degrado dei giardini che circondano la Casa degli Eustachi situata proprio nel centro storico della città, a due passi da Lungoticino e dal Ponte Coperto.
Più volte, in qualità di consigliere della Circoscrizione Pavia Storica, ho segnalato, sia alla Circoscrizione stessa che agli assessori preposti, l'esigenza di aprire quel piccolo spazio verde alla cittadinanza, dotandolo di alcune panchine e, se possibile, di due-tre giochi per la prima infanzia. A tale proposito mi ero attivata affinché sponsor contribuissero all'acquisto trovando in diversi commercianti la massima disponibilità, pertanto l'Amministrazione Comunale non sarebbe stata gravata di alcuna spesa.
Ho inoltre ripetutamente sollecitato affinché l'erba, anzi l'erbaccia, che cresce in quel fazzoletto di giardino, venisse regolarmente tagliata onde evitare, fra l'altro, che passando in quella zona non si venisse colpiti dalle numerose zanzare che lo infestano.
Nulla è stato fatto. Il giardino continua a essere ritrovo per gatti, la ringhiera che lo circonda utilizzata per affrancare biciclette e i cittadini privati di un giardino che pur se piccolo, risulterebbe certamente utile; la Casa degli Eustachi, inoltre, verrebbe, come merita, valorizzata.
Non si riesce a capire perché i piccoli tesori che fanno bella una città, a Pavia continuino ad essere ignorati, se non addirittura dimenticati e abbandonati. Le elezioni comunali non sono lontane, non vorrei che all'avvicinarsi della data improvvisamente i giardini della Casa degli Eustachi venissero ripuliti e aperti al pubblico dimostrando in questa maniera che al cittadino si pensa solo in prossimità del voto.
Oretta Pierotti Ceiconsigliere di Pavia Storica Lega Nord
Pavia, se le Istituzioni
restano in silenzio
Non tollero di essere frainteso. Non tollero che mi vengano attribuiti giudizi di valore che non ho mai esternato. Tollero ancor meno il fraintendimento subdolo. Quindi scendo in polemica. Il riferimento è alla lettera del 15 settembre a firma di un autore (a me) ignoto, la cui replica è un atto dovuto al Comitato per Pavia, che si esprime (anche) attraverso le mie parole di portavoce.
Innanzitutto il Comitato per Pavia non ha mai formulato una graduatoria degli illeciti attraverso improbabili giudizi di disvalore, i quali, fra l'altro, non possono che essere relativi se pronunciati nell'ottica che oppone un «meglio» ad un «peggio». Non lo ha fatto, e non lo farà, perché per natura non è partigiano. Al contrario, il Comitato, che per vocazione è estraneo ai teatrini faziosi, ha sempre espresso un valore assoluto, che è quello del dovere imperativo del Potere costituito di difendere Pavia da rovinose degenerazioni culturali.
In tale direzione, il Comitato per Pavia si è quindi impegnato in una campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica di fronte all'innegabile degrado culturale in cui è stata trascinata la nostra città non senza una diretta responsabilità delle Istituzioni.
Che poi la piaga di tale degrado, a cui il lassismo sta preparando il terreno per un pernicioso consolidamento, sia stata da noi denunciata accendendo di volta in volta i riflettori sui molteplici fenomeni degenerati della nostra società, non modifica il vero nemico delle nostre battaglie, che è e resta il degrado stesso in ogni sua espressione.
Del resto, il degrado culturale non si annida negli illeciti in quanto tali. E' evidente, pertanto, che l'illecito cada sotto la lente del Comitato solo qualora la sua manifestazione abbia superato i limiti della dimensione individuale, diffondendosi su larga scala fino ad imporsi come fenomeno di massa, nemmeno a dirlo, culturalmente degenerato e degenerante.
Sarà pur vero che le facciate degli edifici (ad esempio) sono sempre state veicolo preferenziale per la diffusione di slogan di protesta o comunque più in generale di messaggi che ambivano a raggiungere un pubblico non predeterminato. Tuttavia, laddove la forma episodica, la cui denuncia coinvolge (al più) il profilo sanzionatorio che circoscrive l'illecito tra il fatto e il suo autore, attecchisce nell'humus del lassismo, e germoglia incontrollato il fenomeno virale dei murales, che contribuisce ad ammalorare il vivere civile, allora si entra nella sfera del degrado culturale, di fronte al quale le autorità non possono rimanere indifferenti.
Altro discorso per quanto riguarda le vicende che coinvolgono gli «italianissimi» skin heads. L'uomo, da quando ha messo piede sulla faccia della terra, non si è mai privato di confrontarsi con il suo simile, ricorrendo, ove suggerito dal codice deontologico-culturale dell'ambiente di riferimento, anche allo scontro fisico. Basti pensare al duello, alle scazzottate tra tifoserie o ancora agli scontri tra gli esponenti di opposte fazioni (più o meno) politiche. Espressioni tutte, si culturali, ma che trovano comunque la loro composizione sempre ed esclusivamente nello specifico contesto in cui si misurano coloro che vogliono essere della partita e lo dimostrano attraverso una partecipazione volontaria.
In questa logica, risulta difficile condannare la nostra contestazione rivolta con forza contro l'eccessiva tolleranza che viene riservata nei confronti del sistematico nocumento al decoro urbano; nella stessa misura sarebbe davvero clamoroso condannare la protesta a difesa degli skin heads quando il loro perseguimento penale divenga strumentale ad un sistema perverso che con gli sputtanamenti «a nove colonne» si mette il belletto senza lavarsi la faccia.
La questione, allora, è senz'altro malposta, se si riduce alla scelta del cosiddetto male minore operata tra i murales o le botte tra fazioni sulla base di una preferenza graduata dalla paura. È il paragone che non regge.
Ecco allora che il Comitato per Pavia si impegna a sollevare una voce di protesta a difesa di tutti coloro che, per un verso o per l'altro, diventano paradossalmente i capri espiatori di un sistema lassista.
In una città dove il degrado urbano ha raggiunto livelli record, dove la microcriminalità dilaga, dove impazza l'islamofobia, il tutto sotto la mano silente delle Istituzioni, il cittadino puntualmente «pizzicato» in divieto di sosta non si sente al centro di un grande inganno?
Non voglio sapere se l'ignoto contestatore si esporrebbe in difesa di un amico, oppure se l'ostentazione della indulgenza che mostra nei confronti dei writers è dovuta al fatto che gli sia stata finora risparmiata l'abitazione.
È certo che non posso esimermi dallo smentire seccamente colui chi ci attribuisce preferenze e svilisce l'importanza dei temi che affrontiamo, sbandierando le banalità qualunquistiche che nemmeno ha il coraggio di sottoscrivere.
Ecco, la mancanza di coraggio delle proprie idee, anche questo, costituisce degrado culturale. Et de hoc satis.
Gian Matteo Ronaportavoce del Comitato per Pavia
Pavia Calcio, tanto tifo
dalla Curva Nord
Scrivo perchè vorrei dissentire da quanto scritto sull'edizione del 21 settembre. Non è vero che i tifosi del Pavia contro la Fidelis Andria sono stati freddi, o perlomeno non tutti. Questa «freddezza» riguarda sicuramente i distinti, ma per quanto riguarda la Curva Nord c'è da fare un discorso ben diverso. Frequento la Curva da parecchi anni (prima la Sud e ora la Nord) e in poche occasioni, se non nei derby con la Voghe, mi era capitato di vedere e sentire un tifo cosi sonoro e coreografico.
Parecchie volte abbiamo incitato tutto lo stadio ad applaudire il Pavia, ma dalle «poltroncine» non è arrivata risposta. Vorrei quindi fare i complimenti a noi ultras della mitica Curva Nord e dare appuntamento alla sfida con il Novara: sicuramente uno spettacolo da non perdere.
Giuliano BiscoMede
Voghera, chi non vuole
allontanare le auto
Via le auto dal centro della città! Uno slogan che dovrebbe trovare molti sostenitori anche qui a Voghera. Invece fa veramente specie leggere sul giornale che «passaggio importante» nell'ampliamento (sic!) dell'isola pedonale «sarà il mantenimento del posteggio in piazza Duomo, magari senza il pagamento del ticket». Cosi si potranno accavallare le macchine sull'altra! Assurdo! Addio piazza Duomo salotto della città!
Nell'alimentazione continua del vulcano inquinante che è e sarà sempre piazza Duomo, la via Cavour giocherà un ruolo importante in quanto a gas tossici ed a polveri sottili. Come del resto la via Garibaldi.
Fa specie inoltre leggere di un commerciante che, con insistente coraggio, chiede il logico allungamento dell'isola pedonale di via Emila fino a piazza Meardi onde evitare che il traffico entrante da quella piazza venga convogliato nella strettissima via Gallini, con grave danno alla sua attività commerciale e rischi evidenti per coloro che vorranno sostare davanti alle sue vetrine. Fa specie pure pensare di concedere a tutte le auto indiscriminatamente il passaggio in quella parte dei via Emilia appena restaurata con lavori importanti e costosi.
Fa specie, e non poca, constatare che il limite di velocità nel centro storico di 30 km/h non viene osservato dalla quasi totalità degli automobilisti e dei motociclisti. Una segnaletica insufficiente ed una totale carenza di controlli, consente ad ognuno di fare i propri comodi a danno di tutti.
Tutto questo avviene quando Pavia ha presentato nel piano trasporti della città un programma urbano dei parcheggi che prevede, tra l'altro, la costruzione di alcuni importanti parcheggi sotterranei. Ho l'impressione che su questo argomento di primaria importanza, noi siamo fermi, mentre in altre città già si parla, per ridurre l'inquinamento ambientale, di eco-tassa, come emerso da un recente convegno di esperti e scienziati tenuto al Collegio Ghislieri di Pavia.
Questa giunta che sta portando avanti numerosi lavori ed interventi importanti per la nostra città, è attesa, come si dice, al «varco» attraverso il quale potrà avvenire una sua riconferma. Oppure no.
Aldo PerinatiVoghera
C'è chi trova l'America
proprio qui in Italia
Un Paese come il nostro, dove lo stipendio di un europarlamentare è di circa 24 milioni il mese di vecchie lire, in certi casi il cinquanta, settanta per cento in più rispetto ai loro colleghi di altre provenienze. Per non parlare dello stipendio di un europarlamentare della Lettonia che è di circa due milioni il mese delle vecchie lire. Questi dislivelli non contribuiscono certo a rendere gli italiani più simpatici. Un Paese come il nostro dove c'è chi paga un calciatore per un anno con i soldi che cento operai o impiegati fanno fatica a raccogliere, messi tutti insieme, in una vita. Questo non fa che peggiorare i rapporti fra elettori ed eletti, favorire l'astensionismo alle urne e fa dire, ma solo, purtroppo, per pochissime categorie di lavoratori, che l'America è in Italia.
Egidio PiccoGodiasco
La Buona Sanità
all'ospedale di Voghera
Per un involontario errore in una lettera del 21 settembre scorso i ringraziamenti di un paziente milanese al dottor Mario Mensi e alla sua équipe del reparto di urologia all'ospedale di Voghera, sono stati invece «dirottati» su Pavia. Ci scusiamo con gli interessati.