Fanghi, i risultati tra due anni


PAVIA. L'anno scorso sono state versate nelle campagne del Pavese e della Lomellina 260.000 tonnellate di fanghi da depurazione. Ma per conoscere in maniera più approfondita i benefici del loro uso nella fertilizzazione dei terreni agricoli, cosi come l'eventuale impatto inquinante, bisognerà aspettare due anni, cioè la conclusione della seconda fase del progetto di mappatura della Provincia.
Un lavoro di indagine estremamente analitico e quantomai necessario, anche perché Pavia è la provincia lombarda nella quale si fa più uso di fanghi biologici. Si tratta dei rifiuti provenienti dalla depurazione delle acque di fognatura e dai processi industriali delle aziende agroalimentari. Sono rifiuti speciali destinati alla discarica, all'incenerimento, oppure all'uso in agricoltura: in questo caso dopo essere stati opportunamente trattati.
Il vantaggio dell'uso in agricoltura dei fanghi da depurazione - hanno spiegato i responsabili della Provincia e le aziende che li producono - sono di due tipi. Anzitutto i fanghi, contenendo sostanze organiche, «arricchiscono» i terreni contribuendo ad accrescerne la produttività. Allo stesso tempo consentono di ridurre l'impiego di concimi chimici e di combattere la desertificazione dei terreni e la loro maggiore permeabilità, che significa maggior rischio che pesticidi arrivino alle falde acquifere. «Sono state effettuate - ha spiegato Gianluigi Baratti, dirigente della Provincia - prove su uno stesso terreno, dividendolo in quattro e utilizzando rispettivamente: nessun concime, solo concimi chimici, solo fanghi e una miscela di fanghi e concimi. La soluzione migliore, considerando produttività, scarsità di malattie e spesa, è risultata essere proprio la miscela». Il secondo vantaggio per gli agricoltori è di carattere economico: i fanghi vengono in genere forniti gratis dalle aziende che li producono, che sono tenute a certificarne la qualità - i fanghi devono essere a norma - e a procedere all'analisi dei terreni sui quali devono essere versati (non tutti i tipi di terreni sono adatti). Le aziende offrono agli agricoltori di integrare i fanghi con concimi chimici.
I fanghi sono dunque un toccasana per l'agricoltura? Una versione moderna e più «salubre» del vecchio caro letame, senza controindicazioni? In realtà è ancora presto per dirlo. Perché le analisi sugli effetti inquinanti sono ancora poche, anche se i rappresentanti delle aziende hanno assicurato che i primi test sono del tutto rassicuranti. Da alcuni studi eseguiti altrove risulterebbe però accertato che l'impiego di fanghi determina un sensibile aumento della concentrazione di metalli pesanti nel terreno, tuttavia non in grado di causare un altrettanto sensibile aumento nelle coltivazioni.
Il protocollo firmato tra Provincia e aziende che producono fanghi prevede, tra l'altro, l'elaborazione dei dati sulle analisi già a disposizione: 140 effettuate dall'Arpa e 400 spedite negli anni scorsi dalle ditte. Ilaria Vecchio, responsabile del progetto per la Provincia, ha spiegato che la mappatura ha riguardato 220.000 ettari (Pavese e Lomellina: in Oltrepo i fanghi non sono utilizzabili per un problema di pendenza dei terreni). Su 63.000 ettari, però, c'è divieto di utilizzo per vicinanza di pozzi, case o zone di pregio. Restano 141.000 ettari: i fanghi sono usati sull'8.5%, circa 12.000 ettari.

Luca Simeone