Grazie per il week end di giochi e colori

Devo ringraziare qualcuno, ma non so bene chi. Non so chi sono stati coloro che hanno ideato, progettato e reso possibile la bellissima manifestazione «Passi e spassi» che si è svolta venerdi e sabato a Pavia. So però che la città sembrava aver assunto un'altra aria: più colorata, allegra, più disponibile. Una città che per vedere mimi, giocolieri, clown, suonatori si ritrovava nelle piazze e si divertiva. I genitori lasciavano liberi i bambini e riuscivano a chiacchierare, i ragazzi si incontravano, non si vedevano macchine e le piazze sembravano vivere una nuova vita.
Devo confessare che venerdi sera ho voluto andare per accompagnare mio figlio, ma sabato sono tornato perché anche io mi ero divertito e ho voluto fare ancora un salto alla sera, solo, senza figli, per un piacere tutto mio.
La manifestazione mi è piaciuta anche per altri motivi. Pensare a mettere in scena artisti pavesi, giovani che si mettono alla prova significa anche creare un legame tra la città e il suo futuro, significa scommettere su risorse che esistono senza chiedere aiuti a nessuno, senza dipendere sempre dall'esterno. Anche per questo la città sembrava più viva e più allegra.
Davvero ancora grazie. E, per favore, riproviamoci: che nascano tante situazioni come questa a Pavia.
Giampaolo AnfossoPavia

Il nuovo femminismo
e il maschio gladiatore

Ho letto sulla Provincia l'articolo intitolato «Ecco il nuovo femminismo» dedicato alla filosofa americana Martha Nussbaum, docente di diritto ed etica all'Università di Chicago, in visita a Pavia. La filosofa ha detto che «le donne devono essere messe in condizione di agire, pensare, progettare, proporre, affermarsi, relazionare come persone».
Cose che, le donne, sanno fare benissimo da sempre. Personalmente non sono mai riuscito a considerare le appartenenti al gentil sesso un nugolo di gazzelle impaurite, di indifese colombe, inseguite da turbe di maschi voraci e feroci. Con l'esclusione, ovviamente, degli orrendi e, si spera, sempre meno numerosi casi di violenza, perpetrati sempre da uomini affetti da gravi patologie irrisolte, le donne, le ragazze soprattutto, scelgono consapevoli il modo più congeniale per condurre anche la loro vita sessuale: decidono sempre più spesso quando, come, dove e con chi.
Anche un tempo, però, i costumi sessuali erano più liberi di quanto comunemente si è portati a credere.
Durante gli scavi di Pompei, vennero trovati, mummificati, praticamente pietrificati dalla colata di lava che sommerse la città nel Primo secolo dopo Cristo, i resti di una matrona e di un gladiatore.
La posizione dei corpi era inequivocabile, non lasciava adito a dubbi, e l'amplesso deve essere stato particolarmente intenso per entrambi, se, dimentichi di tutto, non tentarono nemmeno di mettersi in salvo.
Intenso, ma non del tutto soddisfacente: più coitus interruptus di cosi, si muore. Che la donna fosse una matrona, venne stabilito dagli esperti, al di là di ogni ragionevole dubbio, esaminando i gioielli che indossava. Una signora disinibita, spregiudicata, una Lady Chatterley dell'antichità. La fantasia di ognuno, poi, è autorizzata a precorrere tutte le vie, a esaminare tutte le ipotesi. Una donna libera da ogni pregiudizio, femminista d'antan, che effettuava le proprie scelte ignorando le convenzioni sociali. Un marito inadeguato nell'intimità? La voglia di provare nuove emozioni? Di rompere con il solito tran-tran familiare? Un rapporto (magari la donna non era nè giovane, nè bella) mercenario au contraire? Le amiche, le vicine, le socie del Club Leones avranno saputo? Malignato? Spettegolato, magari con un filo d'invidia? (ma guarda la Fabiola, propria con un gladiatore doveva andare a mettersi). Anche un pochino incauta la donna (ma chi avrebbe mai potuto immaginare l'eruzione del vulcano?), compromessa, in questo modo, per l'eternità. Di sicuro, tra i due, quello che non aveva nulla da perdere, morituri te salutant, era il gladiatore. Anzi, però, ad ogni modo, sia pur considerata l'assoluta pariteticità tra i due sessi, sarebbe opportuno lasciare al maschio il ruolo di attaccante. Gli appartiene, è suo da sempre, è inserito nel suo codice genetico. Se glielo si volesse togliere, sarebbe come evirarlo psicologicamente. Gli si lasci almeno l'illusione di essere ancora quello che prende l'iniziativa, che sa essere intraprendente, di essere lui, alla fine, il maschio, quello che conduce il gioco, come nella seguente breve poesia. Lo schizzo è conciso, divertente, arguto. Fa sorridere.
I fornicanti. E là i furtivi fornicanti / ascesi dall'ascensore / l'ultima rampa a piedi sospiranti / speranzosi chissà se mai l'amore...
Lui discreto ma pimpante / architetto del gran piano / lei col cuore già alle gambe / lui sussurrante ecco ci siamo.
Loris Dalla MarigaPavia

Voghera, cantieri
infiniti con disastri

All'inizio si evidenziarono problemi di avallamenti nella pavimentazione di porfido soprattutto in prossimità di chiusini, anomalie rappezzate più volte in periodi diversi; successivamente iniziò la fase «teleriscaldamento». Il primo condominio allacciato fu «Casa e Verde» al civico 266 nel 2001 con tutto quel che ne consegue (rimozione del porfido e terra sino ad arrivare alle tubature e successivo riempimento e ricopertura con porfido nel tratto interessato dal civico 266. Nel 2002 nuova rimozione del porfido per allacciamento del condominio al civico 264 e conseguenti scavi, riempimenti e riposizionatura del porfido e successivi avallamenti con rappezzature di fortuna nel 2003. Estate 2004 rifacimento del porfido e nuova chiusura al traffico al fine, si sperava di un maquillage definitivo della storica «Via Emilia». La sabbia usata per completare tale lavoro era ancora sparsa qua e là sul porfido spostata dalla scorrere del traffico che, improvvisamente un «temporale di fine estate faceva 'sbuffare" una conduttura con conseguente innalzamento del porfido e successivo rappezzo con «asfalto». Viene spontanea una domanda.
E' mai possibile che un unico tratto debba essere reso inagibile per periodi più o meno lunghi per ben quattro anni, con disagio dei residenti per raggiungere le proprie abitazioni nonchè essere inondati di polvere, senza raggiungere mai un risultato definitivo?
Fare e rifare non si sposa con «ben operare». Senza contare che il rifacimento dei marciapiedi è stato sempre subordinato al rifacimento del manto stradale in primis e quindi tuttora latente.
E di questo passo per quanto tempo si dovrà subire l'incuria di chi dovrebbe stilare i progetti la loro attuazione ed il loro collaudo? Non sarà la via Emilia «gemella» del maxi-progetto beffa «cimitero»?
L'Amministrazione comunale dovrebbe rispondere alle lettere inviate dai cittadini all'attenzione dell'opinione pubblica in quanto «tacere» non gioca a suo favore visto che chi «tace acconsente».
Alberta PiccininiVoghera