Superbonus si, ma niente contributi


ROMA. Il superbonus pensioni è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Dal 6 ottobre viene data la possibilità a tutti i lavoratori (solo ai privati) che hanno raggiunto i requisiti minimi per andare in pensione d'anzianità di rinunciare al loro diritto e rimanere al lavoro. Il superbonus è stato pensato dal ministro del Welfare Roberto Maroni proprio per evitare appesantimenti del sistema previdenziale pubblico e dare al tempo stesso ai lavoratori la possibilità di mettersi in tasca più soldi per finire la loro carriera professionale.
Il superbonus si potrà quindi tradurre in aumenti molto consistenti, fino a circa il 40% della retribuzione. Quelli che opteranno per questa soluzione perderanno però il diritto ai contributi previdenziali. Al momento di andare in pensione, avranno quindi rendite più basse dei loro colleghi che invece hanno deciso di rinunciare al superbonus e sono andati in pensione appena maturati i requisiti minimi.
Secondo Morena Piccinini, della segreteria confederale della Cgil, gli incentivi di Maroni saranno inefficaci e i lavoratori non li utilizzeranno. I sindacati erano infatti d'accordo con incentivi di tipo diverso. Con questo superbonus, è la posizione dei sindacati, si farà solo una grande confusione. Anche la Confederazione degli artigiani di Mestre sostiene che il superbonus sarà conveniente solo per alcune fasce di lavoratori e in particolare per tutti coloro che hanno già maturato 38 anni di lavoro. Rimane poi ancora una certa confusione sulle modalità di «uscita» dal lavoro scaduti i due anni di permanenza in più. Dovrà essere chiarito infatti se allo scadere dei due anni i lavoratori che hanno optato per il bonus potranno usufruire delle loro finestre di uscita, o al contrario saranno applicati criteri diversi, quali per esempio un'unica finestra. Il ministro Maroni ha invece cercato di chiarire il punto sulle aziende in crisi. Nei giorni scorsi si era detto che i lavoratori di aziende in crisi come l'Alitalia sarebbero stati esclusi dal provvedimento. Ieri Maroni ha detto che questi lavoratori delle aziende in crisi non dovrebbero essere esclusi dal superbonus anche perché per le aziende non ci sarebbero costi aggiuntivi, ma ha anche ricordato che esiste un ordine del giorno in Parlamento che impegna il governo a escludere il bonus per le aziende in crisi. Tecnicamente il superbonus darà in busta paga un aumento del 32,7% rispetto alla retribuzione lorda, che corrisponde ai contributi che si versano per le pensioni. Lo stipendio sarà più alto per tre anni, ma la pensione sarà «congelata» al momento in cui si comincia a percepire il bonus. Il superbonus è esentasse, ovvero dal mese successivo a quello della richiesta non si pagheranno tasse. Potranno usufruire di questa opportunità i lavoratori privati che avrebbero maturato i requisiti entro il 2007. Nel 2004 e 2005 sono ancora applicati i 57 anni di età (56 per gli operai «precoci»), con 35 anni di contributi versati. Esiste anche il diritto di recesso, ovvero il lavoratore che ha optato per il bonus, può decidere a un certo punto di andare in pensione. Quello che non si potrà più fare è continuare a incrementare i contributi. L'alternativa è secca: bonus o contributi.

Paolo Andruccioli