Maggioranza divisa su «Voceversa»


VIGEVANO. Il festivalVoceversa divide la giunta vigevanese. A palazzo municipale non tutti la pensano come il sindaco Ambrogio Cotta Ramusino, che ha difeso la manifestazione musicale organizzata dalla fondazione Tagger e realizzata nelle scorse due settimane. Ma nella stessa maggioranza di centrodestra si levano le voci critiche e una di queste, la più autorevole, è quella dell'assessore alla Cultura Antonio Prati (Alleanza nazionale) che iniziative culturali ne ha organizzate parecchie in città.
«Sono convinto - afferma l'assessore Prati - che la cultura non sia una questione di elite, ma popolare». L'assessore commenta criticamente l'impostazione del festival Voceversa organizzato dalla fondazione Tagger. «Io posso essere d'accordo sull'organizzazione di spettacoli di nicchia - afferma ancora l'assessore - ma preferisco gli spettacoli che avvicinano la gente che ha meno strumenti per accedere alla cultura». Voceversa, invece, di gente non è riuscita ad avvicinarne moltissima. Il sindaco Ambrogio Cotta Ramusino ha difeso la manifestazione dicendo che non ci si poteva aspettare, alla prima uscita di un festival di nicchia, una grande affluenza di pubblico e che Voceversa deve essere valutata nell'arco di tre anni, e non solo alla prima edizione. Il problema, però, è che Voceversa è costata 350 milioni di euro, come ha spiegato il direttore della fondazione, di cui gran parte arrivati dagli enti pubblici. Marisa Spacca, consigliere comunale dei Ds, ha affermato che si è fatta «cultura per pochi con i soldi di tutti». Mentre il capogruppo di Rifondazione comunista, Roberto Guarchi, pur avendo dato un giudizio sostanzialmente positivo all'iniziativa, ha detto che a suo avviso è da rivedere la politica dei prezzi dei biglietti che erano tropo cari. «A noi - afferma l'assessore Prati - una stagione al teatro Cagnoni costa sicuramente meno per i cachet delle compagnie. Nel nostro teatro facciamo venire compagnie con nomi importantissimi, che però non ottengono abbastanza seguito, e li alterniamo con personaggi più popolari che invece riempiono il teatro. Io sono contento quando si avvicina a un'iniziativa culturale chi magari di cultura non si è mai interessato. Se dovessi vedere agli spettacoli sempre lo stesso numero ristretto di spettatori, penserei di non aver raggiunto un grosso risultato».
E quindi, gli organizzatori di Voceversa come devono correggere il tiro, secondo l'assessore alla Cultura? «Questo era il primo anno della manifestazione - afferma Prati - e quindi non potevano avere aspettative enormi. Sono dell'opinione che il loro sia un comparto di nicchia che più di un certo numero di spettatori non ti può dare. Non so se siano stati commessi errori da parte di qualcuno, e non sta a me giudicare. Di sicuro la campagna di comunicazione realizzata per Voceversa poteva essere impostata in maniera più incisiva: devo dire, francamente, che il manifesto affisso in città non diceva niente, mentre gli artisti invitati alla rassegna erano di ottimo livello».

Denis Artioli