Il mercante di Venezia
C ommedia al nero, opera ambigua, dove quanto mai incerto appare il confine tra crudeltà e giustizia, 'II mercante di Venezia" di Shakespeare è opera complessa, stratificata, che include molti motivi già espressi in testi di poco antecedenti (come 'Pene d'amore perdute", 'Il sogno di una notte di mezza estate", 'Romeo e Giulietta", 'Enrico IV", 'Riccardo II") e testimonia con queste la grande versatilità e l'abilità dell'autore nel manipolare e reinventare i generi drammatici più disparati. Vi si trova, infatti, una contaminazione di registri ed elementi diversi, il cui fascino è proprio il suo sfuggire alle classificazioni, porre dubbi e domande.
E, ancora, giocare con l'ambiguità delle leggi umane e divine per far scoprire come le distinzioni tra buoni e cattivi, vinti e vincitori siano sempre relative e mutevoli. Insomma, si tratta di un lavoro che assembla un intreccio romantico-cortese con uno tragico e satirico, ma che può essere letto anche come una 'commedie borghese", dominata dalle leggi del profitto, o ancora come una fiaba fantastica od una farsa satirica, dove il personaggio dell'ebreo, con il quale viene da sempre identificata l'opera benché non sia il vero protagonista, é una delle più riuscite creature shakespeariane, una delle prime figure drammatiche veramente a tutto tondo, psicologicamente complessa e umanamente avvicinabile in tutta la letteratura moderna dell'Occidente. Il Bardo l'inserisce perfettamente in un contesto narrativo costruito sulla contrapposizione fra due mondi profondamente lontani: la Venezia dei traffici e delle transazioni economiche, dove sono possibili patti sciagurati, e Belmonte, la residenza della saggia Porzia, dove regna l'armonia e tutti i conflitti trovano un'adeguata soluzione. Proprio per conquistare il cuore della bella e ricca Porzia il nobile Bassanio chiede all'amico Antonio un prestito. Ma questi non possiede i denari occorrenti e se li fa dare dal perfido usuraio Shylock, promettendo come penale della mancata restituzione una libbra della propria carne. Una tempesta improvvisa affonda le navi di Antonio con tutto il carico di ricchezze. Il mercante, a questo punto, non può onorare l'impegno con Shylock, che esige il rispetto del patto. Sarà soltanto l'intervento di Porzia, nelle vesti maschili di un misterioso giurista insigne, a risolvere la controversia grazie a un cavillo legale e a garantire il lieto fine alla vicenda e la totale disfatta di Shylock costretto a rinunciare al suo patrimonio, nonché ad abbracciare l'odiata fede cristiana. Ma si tratta di un lieto fine che viene smorzato dall'eco del lamento dell'usuraio sconfitto che ritorna a gettare un'ombra su tutti i presenti.. Alla fine della vicenda sarà evidente che l'ambiguità e l'incertezza sui valori dell'uomo e della società, sottese a tutto il dramma, rimettono sullo stesso piano la statura morale e umana di tutti i personaggi, Shylock incluso. E questo non è poco, se si pensa al clima d'imperante antisemitismo dell'epoca di Shakespeare.
L'attuale allestimento tratta la materia del 'Mercante", puntando tutto sui toni della farsa nera, con caratterizzazioni grottesche della galleria ricchissima di personaggi, deviazioni in chiave pop, tra sberleffo e burla, contaminando epoche e stili al ritmo di una colonna sonora da commedia musicale.
IL MERCANTE DI VENEZIA di William Shakespeare, con Ferdinando Bruni, Ida Marinelli, Cristina Crippa, Giancarlo Previati; regia di Elio De Capitani. Martedi 15 marzo, mercoledi 16 marzo, giovedi 17 marzo