Cava, rapina a una prostituta
CAVA MANARA. Un uomo di mezza età fuggito a bordo di una vettura chiara di piccola cilindrata. Sarebbe questo l'identikit del malvivente che, nella notte tra mercoledi e ieri, ha rapinato una giovane ucraina che si prostituiva lungo la statale 35, nel territorio comunale di Cava Manara. Il bottino non è certo esorbitante (un centinaio di euro e il telefonino), ma lo spavento per la straniera è stato notevole, anche perchè l'uomo, per intimidirla, le ha puntato una pistola, come lei ha riferito alla polizia.
L'episodio si è verificato una ventina di minuti dopo la mezzanotte di mercoledi. La donna, che ha 37 anni ed è originaria dell'Ucraina, era ferma al bordo della statale 35 in attesa di clienti. Nel tratto compreso tra l'uscita dalla tangenziale ovest e la fine dell'abitato di Tre Re non è infrequente imbattersi in donne che si prostituiscono. Secondo il racconto della giovane, dunque, un'autovettura di piccola cilindrata e dal colore chiaro l'avrebbe abbordata e dal finestrino il guidatore le avrebbe chiesto la tariffa. Non immaginando quanto le stava per accadere, la straniera è salita a bordo dell'auto. Ma l'automobilista, che aveva un accento non italiano e dimostrava circa 45 anni, ha estratto una pistola semiautomatica e ha palesato le proprie intenzioni. La donna, intimorita, ha consegnato al malvivente la propria borsetta che conteneva circa 100 euro, un telefono cellulare e il permesso di soggiorno. Al termine della sequenza, piuttosto rapida, il rapinatore ha fatto scendere la sua vittima e si è allontanato a bordo della vettura. La donna si è successivamente rivolta alla polizia di Stato, denunciando l'episodio. Sono già iniziate le indagini, anche se la vittima del reato non ha saputo fornire elementi molto precisi. Purtroppo le donne che si vendono sulla strada sono particolarmente esposte ad atti di violenza. Le rapine o le botte da parte di clienti che non vogliono pagare quanto pattuito per la prestazione sessuale sono eventi che si ripetono con una certa frequenza e che a volte, data la clandestinità delle vittime, non vengono nemmeno denunciati alle forze dell'ordine.