La Lioce guida i «duri» delle nuove br


ROMA.All'appello mancano solo Cinzia Banelli, la prima pentita delle nuove Br, e Bruno di Giovannangelo, l'unico ai domiciliari. L'udienza preliminare per l'omicidio di Massimo D'Antona, cominciata ieri davanti al gup Luisanna Figliolia, si apre con Nadia Desdemona Lioce e altri quattordici imputati che entrano nell'aula bunker di Rebibbia. Sorrisi, saluti e pugno chiuso. Questioni preliminari e la costituzione delle parti civili.
I pubblici ministeri Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio hanno depositato il verbale integrale della Banelli. Un atto d'accusa nei confronti di molti degli imputati. La procura chiede al gup una proroga dei termini di custodia cautelare per i diciassette imputati. Scadono a ottobre. Ma chiedono anche che le dichiarazioni della Banelli vengano ripetute in sede di incidente probatorio. La pentita corre il rischio di essere «esposta a violenza e minacce». Claudia Serra, uno degli avvocati di Nadia Desdemona Lioce, si è opposta.
Il gup deciderà alla prossima udienza. Il 20 settembre. Poi tocca a lei. Quella che la Banelli ha posto, con Marco Galesi, ai vertici delle nuove br: Nadia Desdemona Lioce si alza e legge un lungo comunicato, 4 pagine di foglio protocollo. La strategia dell'attacco allo Stato, la guerra di classe. Ma anche una velata rivendicazione dell'omicidio di Massimo D'Antona: «...il Patto di Natale avrebbe dovuto costituire il punto di forza dell'esecutivo D'Alema nel suo programma di governo, ma con l'attacco delle Br-Pcc diventato fattore di crisi. Ciò perché Massimo D'Antona ne era il garante...». Poi, un riferimento al «libro bianco» firmato da Marco Biagi. Anche Franco Galloni, Michele Mazzei e Francesco Donati, tre dei quattro «irrudicibili» hanno rivendicato le attività dell'organizzazione.
Intanto, si mettono a fuoco le dichiarazioni di Cinzia Banelli. Subito un inatteso brivido: «Sono state quattro inutilissime morti. C'era qualcosa di sbagliato nelle scelte fatte». Nelle cento pagine depositate la storia delle nuove br. Ma anche scontri interni, «una crisi centrale dell'organizzazione dovuta ad un problema politico grave di divergenza tra Lioce e Galesi». Emerge più chiaro come fu scelto «l'obiettivo» Massimo D'Antona: nel corso di un convegno. «L'esecuzione era prevista per sette-dieci giorni prima; un primo rinvio fu dovuto all'allestimento di un set cinematografico in via Salaria... la squadra operativa, cosiddetta squadra operativa offensiva, era composta da due elementi, Lioce e Galesi. Il secondo doveva uccidere, in dotazione aveva un'arma automatica silenziata, da tenersi dentro una busta di carta da boutique per recuperare i bossoli... Oltre a D'Antona si puntava anche ad altro soggetto...».

Giosuè Calaciura