Khamenei, appello anti Usa
TEHERAN. La Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, ha chiamato ieri il mondo musulmano all'unità per «resistere in ogni luogo e in ogni forma» di fronte alla «arrogante aggressione in atto contro l'Islam», a cominciare dall'Iraq, dall'Afghanistan e dalla Palestina. Nel suo appello alla mobilitazione contro gli Stati Uniti, da lui definiti come una «chiara manifestazione del male», Khamenei ha accusato anche i governi arabi di rimanere «in silenzio» di fronte allo scontro in atto.
Al contrario, ha affermato, i «fallimenti» di Israele e degli Usa in Palestina, Afghanistan e Iraq «mostrano che la comunità islamica può ergersi contro l'arroganza globale degli Usa». Quello che è stato forse il più duro e circostanziato attacco verbale del leader iraniano a Washington dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 è stato pronunciato davanti ai principali dirigenti della Repubblica islamica per la festività del Mab'as, l'anniversario del giorno in cui, per i musulmani, Dio scelse Maometto come ultimo profeta.
L'Iran, che dal 1980 non ha relazioni diplomatiche con gli Usa, aveva condannato gli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono e, secondo indiscrezioni mai smentite, aveva cooperato in qualche misura alla guerra che nell'autunno del 2001 aveva rovesciato il regime dei Taleban in Afghanistan. Ma Teheran ha condannato la guerra in Iraq ed è stata accusata più volte dagli Usa di interferenze per cercare di impedire la pacificazione nel vicino Paese. Il discorso di ieri di Khamenei coincide con due avvenimenti importanti. Il primo è l'inizio a Vienna di una riunione cruciale del Consiglio dei governatori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), dove gli Usa ribadiscono le accuse a Teheran di voler costruire armi nucleari. Il secondo è la rimozione da parte del presidente afghano Karzai, sostenuto dagli Stati Uniti, del governatore della provincia di Herat, Ismail Khan, tradizionale amico di Teheran, che aveva cercato di sottrarsi all'autorità del governo centrale, cosa che ha causato violenti disordini. Washington, ha affermato Khamenei, non ha mai cercato «il dialogo e un giusto compromesso», ma ha sempre voluto soddisfare la sua «arroganza globale». «Gli Stati Uniti - ha detto Khamenei - nel nome della lotta al terrorismo e con gli slogan della libertà e della democrazia, hanno aggredito il mondo musulmano e spargono il sangue dei popoli dell'Iraq, dell'Afghanistan e della Palestina». Essi, ha aggiunto, «non si accontenteranno di niente di meno che della dominazione del mondo islamico». E tutto ciò nel «silenzio» dei governi arabi. Oggi invece, ha detto ancora Khamenei, c'è bisogno di dare vita a «un sistema islamico» che coinvolga «le nazioni musulmane e del Medio Oriente in difesa della dignità islamica».