«Vita più difficile dopo l'11 settembre»
VIGEVANO. «Da due anni a questa parte qualcosa è cambiato. La mia bambina non aveva mai avuto problemi nei rapporti con i compagni, ora si sente più isolata. Sono accaduti piccoli episodi spiacevoli che però possono essere mortificanti per un bambino». K. E. è una giovane mamma di origine nordafricana. Ha 34 anni, vive a Vigevano dal 1993. Qui sono nati e crescono i suoi tre figli. Nella vita di K., come in tante altre vite, l'11 settembre 2001 è la data che ha tracciato un confine tra il prima e il dopo.
K. è giovane, dinamica, non certo chiusa negli orizzonti della sua comunità. Ha amici nell'associazione di volontariato 'Oltremare", partecipa ai progetti di mediazione culturale. Ma la tragedia delle Torri Gemelle, che ha segnato una svolta sanguinosa nella storia dell'umanità, rischia di avvelenare anche i rapporti quotidiani.
«Certi atteggiamenti non sono più quelli di prima - dice K. - e i primi a soffrirne sono i bambini. Mia figlia frequenta la quinta elementare. Non aveva mai avuto problemi con le insegnanti e con i compagni. E' una bambina socievole, che studia con profitto. Ma da qualche tempo il rapporto con gli altri bambini sembra cambiato. Si sente più sola, messa da parte. Pochi giorni fa, per esempio, una compagna di scuola ha portato gli inviti per la festa di compleanno. Li ha distribuiti a tutti, tranne che a mia figlia. Per un bambino è terribile sentirsi escluso». Una volontaria di 'Oltremare" invita K. a parlarne con le insegnanti, con le quali il dialogo continua.
Ma la stessa K. sta vivendo difficoltà di inserimento che non aveva conosciuto nei primi anni di vita in Italia. Il velo che le circonda un viso da ragazzina è spesso oggetto di commenti. «Quando accompagno mia figlia a scuola vedo alcune mamme che cercano di tenere le distanze. Per non dire dei commenti che sento per strada. L'altro giorno stavo camminando e ho visto avvicinarsi un'auto con a bordo due signore anziane. Una si è affacciata al finestrino e mi ha urlato 'Vai al tuo paese". Quando senti certe cose, non è facile sempre fare finta di niente. Ma anche trovare lavoro è difficile se porti il velo. Fino a qualche anno fa lavoravo in una pizzeria. Allora non portavo il velo perchè ero giovane. Ma la nostra religione dice che le donne sposate devono coprirsi il capo e ora uso il velo. Ebbene, da due anni non riesco a trovare lavoro. Quando mi vedono con il velo noto che si irrigidiscono. Certo, nessuno ha mai detto esplicitamente che non vogliono il velo, ma chissà perchè, da quando lo porto, per me non c'è più lavoro».