"Nonno, una parola piena di significati": viaggio con il professor Stella negli antichi dizionari
PAVIA. «Non sono nonno, ma ho tanti nipoti adottivi e sono convinto che fare il nonno sia più bello che fare il genitore. Si hanno meno responsabilità e soprattutto si può correggere una percentuale dei molti errori che si commettono educando i figli. Come nonni ci si sente più amati, si rivive l'innocenza e si percepisce il senso della continuità». Piace al professor Angelo Stella - Storico della Lingua e Accademico della Crusca - la figura del nonno; gli piace anche dal punto di vista linguistico e letterario, tanto che alle osservazioni personali ben presto si sostituiscono quelle «professionali»: nel suo studio in Università si aprono libri, dizionari e tavole dell'Ais (l'Atlante Italo Svizzero che riporta la diffusione e la varietà dialettale di molti termini).
Se in molte lingue straniere il termine che indica il nonno è legato a «padre» (come grandfather o grand père), in italiano si usa invece una parola più affettuosa, che deriva da un termine religioso, il latino nonnum, attribuito a un monaco in relazione all'anzianità. Anche Santa Caterina da Siena usa «nonna» nel 1300 come titolo di reverenza per le religiose. Le tavole 16 e 17 dell'Ais: dedicate a nonno e nonna - segnalano anche in Italia termini dialettali che richiamano il padre vecchio o l'avo o il grande padre. In provincia di Pavia lo chiamiamo «nonu», ma anche «papalun» (zona di Cozzo) e «amsé» (messere, nel vigevanese). Nel Piemonte sud occidentale il nonno è indicato con «Ce», un titolo onorifico che alcuni studiosi legano anche ad analoghe parole straniere come lo spagnolo Che (proprio quello Che Guevara), usato per riferirsi a una persona di grande rispetto. Accanto al dialetto ci sono anche i linguaggi settoriali: nel gergo militare, ad esempio, il nonno è l'anziano e a lui sono legati poteri e pratiche piuttosto diversi da quelli del nonno di famiglia. Ma quando il nonno entra nella letteratura Italiana? «Prima del 1500 non si trovano occorrenze della parola nonno - spiega il prof. Stella - la prima attestazione è infatti in Benvenuto Cellini; ma dobbiamo aspettare Carlo Goldoni perché il nonno faccia il vero ingresso da protagonista sulla scena letteraria». Nel 1700 accanto alla commedia goldoniana, c'è la «Vita» di Vittorio Alfieri, poi nell '800 e c'è soprattutto Padron N'toni, il nonno dei Malavoglia. «Nel 1800 nonno è sinonimo di anziano o anche di campagnolo - continua il prof. Stella - per Nievo, Boito, Praga, Giusti, De Marchi e Verga. Manzoni, che non è stato un bravo nonno, trascura questa figura: nei 'Promessi Sposi", però, ci regala un breve ritratto di Agnese nonna, affaccendata a portare in giro i nipotini, stampando dei gran baci sul viso». Nei Malavoglia Verga usa 145 volte il temine «nonno», sottolineando anche linguisticamente l'importanza di questo personaggio che porta in sé la storia della famiglia, la tradizione, la cultura popolare (i proverbi), la sicurezza e anche la fragilità di chi è più vicino alla morte. Il 1900 racconta i nonni in poesia: Pascoli ricorda la nonna in «davanti a San Guido», Gozzano ritrae Nonna Speranza e il suo mondo e poi ci sono Corazzini, Saba, fino a Montale, Pasolini, Pavese e Attilio Bertolucci («Nonno e nipote»). E non dimentichiamo le fiabe: la nonna più celebre è certo quella di Cappuccetto Rosso, ma un omaggio possiamo tributarlo anche a Pinocchio: «Geppetto è un nonno più che un padre». Grazia Bruttocao