Juve, troppi gol per Capello?
TORINO. Appena in tempo. Del Piero mercoledi ha segnato un gol decisivo in nazionale ed è tornato dalla Moldavia con l'entusiasmo a mille: carico di fiducia per il cammino della nazionale e (soprattutto) per quello della squadra allenata oggi da Capello. Alex, che impiega sempre più di un anno a recuperare davvero dai suoi (gravi) infortuni, ora vuole riprendersi tutto: leadership in squadra, posto fisso, classifica cannonieri, carisma all'esterno. Meglio per lui, perchè al ritorno da Chisinau si è ritrovato in casa il più formidabile degli antagonisti: tal Zlatan Ibrahimovic, lo svedese-bosniaco targato Ajax. «Ibra» fa il diplomatico, ma l'ha già detto chiaro: «Mi piace giocare al centro dell'attacco». Che Capello stia per passare dai bomber-contagocce all'attacco-valanga?(p.fiz)
«E' chiaro che segnare ha sempre un sapore particolare ma realizzare il gol vittoria ed esser stato protagonista mi dà una spinta anche per cominciare una stagione importante» ammette Del Piero. Alle spalle, con quel sinistro al 32' del primo tempo che ha regalato tre punti all'Italia di Lippi, Del Piero ha messo 13 mesi di digiuno azzurro e mesi di nuove critiche, altri tentennamenti. Davanti, però, ha un campionato in cui la sua Juve deve tornare a vincere sotto la guida di Capello e la concorrenza è aumentata con l'arrivo di Ibrahimovic. «Sono curioso di conoscere la nuova Juve - spiega l'attaccante - Cannavaro lo conoscevo già, e dopo il suo arrivo ci siamo sentiti per telefono. Di Ibrahimovic sono curioso fino in fondo». Anche a rischio di rimettersi in gioco. Perchè quando è partito per il ritiro della nazionale, la Juve contava sulle certezze d'attacco di nome Del Piero e Trezeguet, e ora al ritorno il quadro è profondamente cambiato, non solo nel reparto avanzato. «Si, a questo punto il cerchio della nuova Juve è davvero chiuso. C'è tutto per vincere. Sorpreso se domenica dovessi rimaner fuori? Ma no. Comincia una stagione intensa, si giocherà davvero ogni tre giorni. E Capello, come Lippi, è un allenatore che sa valutare le condizioni di un giocatore al di là della singola prestazione o del gol». Come dire, stavolta la carta in più è nelle mani di Del Piero, ma quando sarà in quelle altrui non per questo Pinturicchio si sentirà fuorigioco. E in ogni caso, non è il Del Piero di oggi quello che può aver timore del futuro. «Mi sento in forma, pronto per la nuova stagione. Però i miei inizi erano stati buoni anche nelle passate stagioni, segnate poi da infortuni. Ecco, a esser sincero questo è il mio primo pensiero oggi: evitare altri infortuni». Anche per evitare di dare spazio a Zlatan Ibrahimovic. Lo svedese ha personalità da vendere e si vede subito. Alla domanda se si senta più l'alternativa di Del Piero che non di Trezeguet, risponde subito chiaro: «Di nessuno dei due, io sono Ibrahimovic e mi piace giocare al centro dell'attacco. Però giocherò dove e quando mi dirà l'allenatore». Ancora leggermente impacciato a causa della lingua, impastato di diplomazia, il giovane svedese si è presentato ieri al campo di allenamento della Sisport. «Ibra» è arrivato a Torino in tempi piuttosto scomodi, perchè non ha avuto tempo di conoscere calcisticamente i compagni e non sa nemmeno se giocherà a Brescia. Ma non gli importa granchè: «Sono a disposizione di Capello - assicura - e sarà lui a decidere modi e tempi del mio impiego. Giocherò dove mi dirà lui, ma adesso il primo pensiero è quello di entrare in una squadra come la Juventus. Non ho ancora fatto in tempo a parlare con Capello di questioni tecniche, ma lo ascolterò appena possibile. Lui può farmi migliorare molto e so che vuole vincere tanto, lo stesso obiettivo mio. Le difese italiane? Saranno forti, ma non ho paura, perchè ne ho affrontate tante in Champions League. Saranno per me uno stimolo in più». Diplomazia, si, ma anche sentimento. Tra sei giorni affronterà, in campo o in panchina, il suo ex Ajax, indebolito proprio con la sua partenza: «Se dovessi segnare non esulterò. Ho passato anni bellissimi ad Amsterdam e mi sono lasciato benissimo con il club». Non lo spaventa (almeno cosi sembra dall'espressione quasi indifferente) un eventuale inizio di stagione in panchina. «Sono un professionista, sono preparato a tutto. Penso solo a farmi trovare pronto quando verrò chiamato». Inutile chiedergli se preferisce vincere la Champions League oppure il campionato: «Basta vincere qualcosa».