Rottura Prc-Disobbedienti
ROMA. È rottura tra Fausto Bertinotti e i movimenti dei Disobbedienti. L'intervista concessa al quotidiano 'Repubblica" con la quale il leader di Rifondazione comunista invita la sinistra italiana a non porre ora la questione del ritiro delle truppe dall'Iraq («Adesso parliamo di come salvare la vita delle due ragazze...») scatena una mezza rivolta all'interno del suo partito, segna uno strappo profondo con il Pdci e i Verdi e porta al «divorzio» dal movimento dei Disobbedienti.
«La posizione assunta da Bertinotti ha effetti gravissimi per i messaggi che il movimento della pace mondiale cerca in queste ore di far giungere in Iraq» spiega il portavoce dei Disobbedienti nel comitato Fermiamo la guerra, Anubi D'Avossa Lussurgiu, che parla di un «capovolgimento» dell'esperienza accumulta in questi anni e annuncia la fine del matriomonio. «Con questa linea, imposta dall'alto, le strade dell'esperienza disobbediente e la politica di questo Prc sono state separate».
Ancora più duro è Luca Casarin, per il quale l'unica risposta che ci può essere in questo momento è «l'attacco diretto ai signori della guerra». Il leader dei Disobbedienti del Nord Est accusa Bertinotti di aver inizito molto tempo fa «la sua corsa verso il governo» e di aver compiuto un astuta mossa politica finalizzata a trovare «un'intesa» con il centrosinistra. A gettare acqua sul fuoco ci prova Vittorio Agnoletto. Il leader dei No Global ed europarlamentare di Rifondazione spiega che l'impostazione di Bertinotti è riferita alla necessità di un «momento unitario» di tutte le opposizioni.
Ma a scagliarsi contro Bertinotti sono anche i dirigenti delle correnti del partito. Fausto Grassi (leader dell'Ernesto, la corrente degli ex cossuttiani) sostiene che non si può rinunciare «neanche per un attimo» a chiedere il ritiro delle truppe italiane dall'Iraq, mentre Ferrando (minoranza trotzkista) spiega che la lotta al terrorismo deve partire dall'immediato ritiro delle truppe.
Ma davvero il segretario di Rifondazione Comunista ha scelto la via della moderazione? Passa qualche ora e la risposta arriva dallo stesso Bertinotti. Con una intervista a La 7 e un editoriale che uscirà oggi su 'Liberazione", il leader comunista si dice convinto che i disobbedienti lo hanno «male interpretato» e spiega il senso della sua doppia scelta: aver partecipato insieme all'Ulivo al vertice di palazzo Chigi con Berlusconi e aver deciso di collaborare con il governo. «La richiesta del ritiro delle truppe resta e domani (oggi n.d.r.) lo dimostreremo manifestando per il ritiro del contingente». La seconda risposta rigurada l'accusa di aver rinunciato alle proprie convinzioni: «La verità è che queste ore, cosi cariche di angoscia, ci consegnano una grande responsabilità».