La Cgil: «Le aziende penalizzate da una legge ingiusta e burocratica»

SANTA MARIA.«Ci sono tante aziende che rispettano le norme per l'assunzione di lavoratori stagionali ed altre, approfittando delle rigidità della legge Bossi-Fini, assumono in nero, abbandonando al loro destino chi di giorno raccoglie l'uva». Va dritto al sodo il coordinatore della cvamera del Lavoro di Voghera Franco Vanzati. La Cgil aveva sollevato il problema già l'inverno scorso, ora torna all'attacco.
«Hanno ragione quelle aziende che, assumendo regolarmente mano d'opera stagionale, si lamentano per l'utilizzo del lavoro nero - aggiunge Vanzati -. Cosi si mina l'immagine del territorio. Ma se nessuna azienda della zona facesse ricorso a questi lavoratori, non ci sarebbe da qualche anno questo problema sociale. La legge Bossi-Fini, non è solo una norma xenofoba, ma penalizza le aziende, in particolare quelle che devono assumere stagionalmente, perché è fortemente intrisa di burocrazia punitiva. Ci saremmo aspettati una modifica positiva della legge, rendendo più flessibile le quote d'ingresso per gli extracomunitari, invece si è pensato esclusivamente alle espulsioni, senza dare risposte alle necessità delle imprese e a tutti coloro che chiedono di entrare nel nostro Paese. Era auspicabile la istituzione di un nulla osta della durata di tre anni per i lavoratori stagionali, a cui le imprese potevano ricorrere durante la vendemmia, con pochi vincoli burocratici, se non il ricorso a persone in regola con tale nulla osta. Invece la forte avversione di alcune forze del governo in carica, ha bloccato la proposta del ministro degli Interni, cosi tutto è tornato in alto mare. Pur comprendendo le difficoltà, le associazioni delle imprese agricole non sono immuni da colpe. Pensare sia stato sufficiente un appello ai propri associati, per non ricorrere al lavoro irregolare, ha avuto lo stesso effetto dell'acqua sul marmo; non ha lasciato nessun segno tangibile, tant'è che anche quest'anno, si è ripetuto, quanto accaduto nella precedente vendemmia. La Cgil è fortemente interessata alla riuscita della vendemmia: si arricchisce il territorio, si mantiene l'occupazione, si dà sviluppo al turismo e al business del vino, ma nel contempo siamo ancora più interessati a che nessuno venga privato della dignità».