Aria di censura sulla stampa russa
MOSCA.Si dimette, in polemica con il suo editore, Raf Shakirov, il direttore di Izvestia, il più diffuso giornale russo: si tratta della prima vittima della accesa polemica che è in corso a Mosca tra il Cremlino e i media in seguito alla tragedia in Ossezia. Shakirov ha avuto il «torto» di pubblicare le terribili foto dei bambini e delle donne morti nella scuole di Beslan e criticare l'operato degli apparati di sicurezza della Russia, a suo parere incompetenti e disorganizzati.
Ha ricevuto il richiamo del suo editore, come la maggior parte dei magnati della stampa russo, attento a non scontrarsi con la politica di Vladimir Putin. Il direttore di Izvestia ha ricevuto la solidarietà della maggior parte dei giornalisti e dei suoi colleghi: «Se quelle dimissioni hanno alla base motivi politici - ha detto il direttore del settimanale 'Moskovski Novosti" - è una tragedia. Abbiamo già il precedente della Dubrovka», riferendosi al siluramento del direttore generale di Ntv Boris Jordan, in seguito ai suoi servizi non graditi al Cremlino sul sanguinoso blitz al teatro moscovita due anni fa.
Nel frattempo si alza anche il tiro della polemica tra Mosca e il vertice della Commissione europea che continua a criticare l'operato degli uomini di Putin e chiede maggiori chiarimenti sulla dinamica del blitz dei reparti speciali russi contro i terroristi nella scuole di Beslan. Respingedo le accuse di Mosca, che ha definito «blasfeme» le critiche dell'Ue, a Bruxelles fanno notare che gli europei non si sono affatto ritirati indietro nella dura condanna dei terroristi, ricordando tutte le volte, prima e dopo i tragici fatti in Ossezia, che la Commissione europea ha fermamente condannato gli atti terroristici da parte dei ceceni. A Bruxelles ribadiscono però la necessità di spiegare al mondo cosa realmente è accaduto in quella scuola. Il prossimo lunedi sono convocati a Bruxelles i 25 ministri degli Esteri della Ue per discutere dei fatti di Ossezia.
A.G.