«Siro patrono anzichè Ennodio: è un giallo storico»
PAVIA. «Come ha annunciato monsignor vescovo, durante la visita pastorale verranno verificati gli archivi delle parrocchie e si farà un censimento delle reliquie». Don Michele Mosa, lipsanotecario (cioè conservatore delle reliquie) della diocesi sa già che dovrà fare gli straordinari per quanto riguarda questo ufficio, perchè l'iniziativa annunciata dal vescovo Giovanni Giudici è davvero notevole sotto il profilo religioso ma anche della storia locale. Perchè i santi, le forme della cristianizzazione, l'organizzazione delle prime comunità di fedeli sono aspetti importanti per completare la conoscenza della storia cittadina.
Don Mosa, oltre a curarsi delle anime degli abitanti di Albuzzano, è anche uno studioso di storia che da tempo si applica a un 'problema" assai interessante per quanti, certo un numero ristretto, condividono con lui questa passione. Ecco come l'interessato lo sintetizza: «Sto studiando come e perchè fra il nono e il decimo secolo la scelta del santo patrono di Pavia cadde su San Siro e non su Sant'Ennodio, che era stato il vero difensore delle fede a Pavia». Il lipsanotecario vorrebbe farne una pubblicazione.
«Il primo vescovo di Pavia fu 'Surus" - scrive Vittorio Lanzani, che oggi è vescovo responsabile della Basilica vaticana di San Pietro, nella 'Storia di Pavia" (Banca del Monte, 1984) - Il catalogo gli assegna 56 anni di episcopato, ma la cifre sembra esagerata. La 'Chronica Santi Siri" (un testo medioevale dell'inizio del nono secolo, ndr) dice che mori a 112 anni. Possiamo più verosimilmente affermare che Siro fu vescovo in un arco di anni imprecisato verso l'anno 350. Questa è la tesi sostenuta, senza ulteriori possibili precisazioni, dalla critica storica recente con criteri unanimi. Fu sepolto nella chiesa suburbana dei Santi Gervasio e Protasio, che la tradizione vuole fondata da lui, fino alla traslazione delle sue reliquie nella cattedrale cittadina, tra gli anni 830-841, con il vescovo Adeodato».
Siro probabilmente era di origine siriaca e si trovò ad operare in gioventù ad Aquileia, in Friuli, che era alle origini la sede del patriarcato per tutto il settentrione. Bernardo Sacco, nella 'Storia di Pavia", pubblicata a Roma nel 1557, parla molto di lui (ma lo colloca nel primo secolo dopo Cristo), riferendo il travolgente contenuto delle sue omelie ai fedeli ed esaltandone la fede e i miracoli, che convertivano la gente. Opicino de Canistris nel 'Libro delle Lodi" dice che Siro, come anche il suo diacono Invenzio (che fu il terzo vescovo di Pavia), era discepolo (anzi discepolo dei discepoli) di Ermagora, questi dell'evangelista Marco, incaricato da Pietro di predicare il Vangelo nell'attuale Nord-Est.
Sant'Ennodio fu il decimo vescovo di Pavia, dal 515 al 521 e viene 150 anni almeno dopo Siro. Le sue reliquie sono conservate in San Michele. Lelia Cracco Ruggini, nella già citata 'Storia di Pavia" della Banca del Monte, ne traccia il profilo. Dice che subentrò a San Massimo ed era allora collaboratore del vescovo di Milano Lorenzo e forse suo parente. Ennodio nacque a Pavia, affidato a una zia. A Ticinum frequentò scuole di grammatica e di retorica, che dunque già esistevano sin dall'eta romana, a conferma che lo Studium, poi Università, non a caso è nato e si è formato a Pavia, dove c'era un terreno favorevole.
Morta la zia, Ennodio è sedicenne quando Teodorico stava per insediarsi in città. La famiglia ricca perse tutti gli averi ed Ennodio imboccò la carriera ecclesiastica. Attorno al 510 lo troviamo diacono della chiesa milanese con Lorenzo, cui spera di succedere. Ma a Lorenzo sucede invece Eustorgio ed Ennodio allora si avvicina a Massimo, nono vescovo pavese. Ci ha lasciato anche una biografia, la 'Vita di Epifanio", ottavo vescovo di Pavia dal 467 al 497, a cavallo dunque della caduta dell'Impero Romano d'Occidente avvenuta nel 476.
«Ricostruire le ragioni della scelta di Siro vescovo anzichè di Ennodio potrebbe aiutare a gettare una luce nuova su una serie di questioni di interesse per i ricercatori e di ausilio agli storici - dice don Mosa - Per esempio, investigare le origini della contrapposizione tra Milano e Pavia in età comunale, che devono avere avuto anche una componente religiosa. Si pensi che, mentre la Chiesa pavese originava dall'apostolo evangestica Marco, attraverso la comunità cristiana di Aquileia, Ermagora, Siro e il suo diacono Invenzio, la Chiesa milanese origina da San Babila, uno della cerchia degli apostoli di Gesù. Non è certo il caso di giocare alla fanta-storia immaginando una rivalità tra i due apostoli Marco e Babila, ma insomma... E poi, si tenga conto che il vescovo di Pavia era consacrato sin dalle origini direttamente dal papa e non dal vescovo di Milano».
«A Pavia siamo fortunati - conclude don Mosa - perchè è una delel poche diocesi che conserva i Dittici episcopali, cioè la lista dei 104 vescovi in successione». (s. c.)