«Pavia? Una città a misura di studente Ma è anche troppo cara e monotona»
PAVIA. Più che di «Porte Aperte» sembrava si dovesse parlare di «Aule Semideserte». Attraverso le porte semichiuse è capitato anche di vedere professori in attesa ed un unico studente impegnato in un faccia a faccia con un'insegnante. Pochi anche a Ingegneria (che tutti gli altri fossero rimasti alla Nave?). Il copione si è ripetuto inzialmente anche nella mattinata di ieri. Ma alla fine le presenze sono aumentate (anche se non c'è stato il 'pienone" degli anni scorsi) e gli organizzatori hanno stilato un bilancio soddisfacente.
Studenti venuti a dare un'occhiata all'Ateneo, a seguire qualche presentazione, portando a casa una manciata di idee sul futuro e un'impressione sommaria della città. Opinioni contrastanti su Pavia: alcune ragazze di Mortara, quarto anno di liceo scientifico, sembrano quasi spaventate dalla «grande città». «Non riuscivo nemmeno a trovare l'Università centrale: forse non mi son spiegata bene ma mi hanno spedita al Cor!». Al contrario alcune «esperte» liceali pavesi ribattono che «si fanno sempre le solite strade e si incontra sempre la stessa gente»: vorrebbero andare a Milano «perchè Economia qui è buona, ma la Bocconi...». Nel giudizio di molti ragazzi Pavia è una città «a misura di studente», con uno dei migliori rapporti numerici «docenti/studenti» e «studenti/alloggi». Ma è una qualità che rischia di farla risultare un po' monotona e soffocante. Se da un lato va bene il detto «formula che vince non si cambia», e Pavia è vincente da molto tempo, dall'altro la vicinanza di una città come Milano apre molte sfide. Si lavora sulla via dell'eccellenza. E se Pavia è fortissima proprio sotto questo profilo, collegi storici e Iuss probabilmente non bastano a vincere i dubbi dei molti studenti che, per nulla spaventati dalla caotica metropoli lombarda, vengono attratti dalla fama dei personaggi di Cattolica, Bocconi ed Università statale. Dall'esterno Milano, nonostante la fama di città difficile da vivere, sembra dunque nuova e luccicante rispetto alla nostra Pavia secolare. E forse anche meno cara. Nella giornata conclusiva di «Porte Aperte», a visitare l'Università sono soprattutto gli iscritti agli ultimi anni delle superiori. Scelgono (o pensano di scegliere) Pavia perchè è «vicina, comoda, esteticamente bella, con un'ampia offerta formativa». Fratelli e genitori di questi studenti hanno frequentato l'Ateneo pavese e li spingono a portare avanti la tradizione. Anche le associazioni sportive come il Cus sono una buona pubblicità per Pavia: spostano il centro di interessi di molti ragazzi della provincia in città, spingendoli a restare in quest'orbita. Questi ragazzi sono preoccupati per il loro futuro. Ci sarà la temuta, nuova, riforma universitaria «a Y» (un anno comune, due bienni differenziati di cui uno metodologico e uno professionalizzante, un ulteriore biennio specialistico)? Le lauree triennali consentiranno di avviarsi al mondo del lavoro o saranno considerate ancora lauree di «serie B»? La scelta dei corsi viene fatta in base alle garanzie di trovare lavoro. Molti studenti preferiscono seguire quelle che, in teoria, offriranno le migliori opportunità piuttosto che assecondare le proprie inclinazioni: «per studiare sei anni e poi finire a fare la commessa non faccio spendere tutti quei soldi ai miei!», esclama una studentessa seduta sui gradini dell'Aula Magna dopo le presentazioni. Allora vince Medicina, e le professioni sanitarie «perchè già durante l'anno si può andare in ospedale, avvicinarsi al mondo del lavoro, e se sei brava magari qualcuno se ne accorge», dice una ragazza in piazza delle Torri. Ci sono ancora degli indecisi, che non sanno proprio cosa scegliere e sentono l'anno accademico incombere minaccioso. C'è persino chi sostiene che sarebbe stato meglio non fare l'esame di maturità e ripetere l'anno: per non vedere davanti a sè questo bivio che obbliga a pensare al futuro.
Anna Ghezzi