«Voglio riabbracciare quel bimbo ebreo»
CASSOLNOVO. E' stato nascosto a Cassolnovo, sotto falso nome, per cinque anni. I primi della sua vita. Dal 1940 al marzo del 1944, Marco Mariani, all'epoca un neonato di origine ebraica, è stato per tutti, anche per se stesso, Marco Manazza nei primi anni di vita. A raccontare questa singolare storia è Gianfranco Manazza, classe 1939, che in quel periodo fu a tutti gli effetti suo fratello.
Oggi il signor Manazza vive in Germania, ma non ha mai dimenticato quel bambino che fu il suo compagno nei primi anni di vita. Quando Marco è nato, la madre, che discendeva da una famiglia nobile, con una bisnonna dama di corte di Maria Antonietta, non aveva latte a sufficienza. Secondo una consuetudine dell'epoca il bambino fu dato 'a balia". Se ne occupò la madre di Gianfranco Manazza. Con l'inizio della guerra, e della persecuzione razziale, per i genitori di Marco, entrambi di origine ebrea, l'Italia non era più un Paese sicuro. Pur essendo di famiglia nobile ed avendo una buona posizione sociale (il padre era amministratore delegato della Terrani Caffè a Vigevano) i genitori del neonato furono costretti a rifugiarsi in Svizzera. Non sapendo quale destino avrebbero incontrato pensarono di mettere in salvo il neonato, affidandolo a tutti gli effetti alla balia. Marco Mariani divenne Marco Manazza e passò cosi gli anni del conflitto a Cassolnovo. L'infanzia fu in linea di massima serena. Solo una volta rischiò di essere scoperto. Lo racconta lo stesso Gianfranco Manazza. «Dopo l'8 settembre avevamo due militari nascosti in casa e vennero i fascisti a cercarli. Mio padre aveva ricavato un vano segreto in solaio, e non li trovarono. Se avessero trovato loro o Marco avrebbero bruciato la casa». Dopo pochi mesi la guerra sarebbe finita e i genitori sarebbero tornati a riprendersi il figlio. Gli anni cassolesi avevano segnato in modo particolare il carattere del bambino. «La madre - racconta Gianfranco Manazza - si lamentava dei troppi vizi che gli avevamo dato. L'educazione ricevuta a Cassolnovo era ben differente da quella di una famiglia nobile. La prima notte non voleva stare coi genitori. E non voleva dormire». Ciononostante Marco torna a Milano con i genitori. Con la famiglia cassolese manterrà i contatti fino alla scomparsa della madre di Gianfranco nel 1967. Le ultime notizie che si hanno di Marco lo danno come stilista. Nel frattempo Gianfranco si è trasferito in Germania, dove vive con la famiglia, anche se spesso torna a Cassolnovo. E in questi anni ha parlato spesso di quel bambino alla moglie, che lo ha sempre spronato a cercarlo. In questi giorni il signor Manazza è a Cassolnovo e reincontrandosi con il cugino Mario, che ben ricordava di quel bambino, hanno deciso di cercare Marco Mariani. «E' stato mio cugino - racconta il signor Gianfranco - a chiedermi ancora una volta di Marco. Abbiamo cosi deciso assieme di cercarlo tramite i giornali. Ci piacerebbe incontrare ancora una volta quello che è stato nostro compagno di giochi ed, in un certo senso, anche mio fratello».
Andrea Ballone