«Il governo sapeva la verità»
ROMA.Il governo italiano seppe subito dell'agguato al convoglio della Croce rossa in Iraq. Seppe subito del rapimento ed era al corrente del fatto che la macchina di Baldoni guidava la colonna. Per giorni però lasciò circolare la convinzione che il giornalista si era mosso da solo e che da solo, con il suo autista, si era recato a Najaf e da li al suo appuntamento con la morte.
Sono solo alcune delle certezze che emergono dall'inchiesta che il settimanale 'Diario", oggi in edicola, ha ricostruito ascoltando decine di testimonianze oculari, visionando fotografie, incrociando fonti e documenti di prima mano. Enrico Deaglio, direttore del settimanale per il quale Baldoni lavorava, anticipa alcune delle notizie contenute nell'inchiesta. Che squarcia definitivamente il velo di opacità che sin dall'inizio ha accompagnato la ricostruzione dell'ultimo viaggio del suo collaboratore.
Quando il governo è stato informato dei fatti?
«Immediatamente, lo stesso venerdi dell'agguato. Seppe tutto, subito e dettagliatamente. Fu informato della spedizione organizzata dal capo missione della Croce rossa italiana a Baghdad, Giuseppe De Santis, che non aveva l'autorizzazione della Cri da Roma. Seppe del convoglio composto da due camion, un'autoambulanza, due jeep e due auto civili. Fu messo a conoscenza che il convoglio, partito la mattina di giovedi 19, era aperto come capocolonna, lo dice il foglio di servizio, proprio da Baldoni e da Ghareeb»
Questo cos'ha comportato?
«Quest'incredibile negazione delle notizie ha fatto si che per almeno 48 ore siano state diffuse notizie confuse e a volte false: ad esempio che Baldoni fosse in giro per i fatti suoi. Lo stesso convoglio appariva come fantasma, addirittura già tornato indietro nella mattinata di giovedi. Tutto ciò ha contribuito a far si che Enzo venisse addirittura insultato o sbeffeggiato. Il governo sapeva tutto, ma non sembra abbia fatto nulla per fermare le notizie, spesso di pura invenzione, che sono circolate poi per giorni. Solo mercoledi 25 Frattini parlerà ad Al Jazira di Baldoni, definendolo un giornalista coraggioso e impegnato in missioni umanitarie. È già stata notata la differenza tra il comportamento del nostro governo e di quello francese nella vicenda, praticamente contemporanea, del rapimento dei reporter parigini»
La Croce rossa?
«Ha sicuramente pesato anche la deliberata ambiguità in cui opera la Cri in Iraq, in dissidio con la Croce rossa internazionale: una mancanza di neutralità per cui noi italiani siamo accusati di essere al seguito delle forze occupanti. Lo si capisce bene da quanto dice De Santis che, assumendosi la responsabilità della missione, spiega che era stufo di sentir dire che noi italiani con una mano ammazzavamo e con l'altra curavamo»
Il quadro adesso è tutto chiaro?
«In gran parte si, ma restano diverse zone d'ombra: il convoglio riparte da Kufa la mattina di venerdi 20 e viene di nuovo attaccato verso Baghdad, con modalità simili a quelle dell'andata. Non c'è dubbio quindi che le azioni siano deliberate. Eppoi una serie di strani personaggi, come il 'contatto" usato per cercare di liberare Baldoni, lo stesso utilizzato per salvare la vita di Stefio, Cupertino, Agliana. Molte inquietudini emergeranno da questa lettura. Crediamo che alcune le abbia oggi lo stesso Scelli»
Una brutta storia con poche anime belle.
«Al contrario, è una storia piena di persone entusiaste, generose e disinteressate che hanno fatto una cosa importante sotto le insegne della Croce rossa italiana. Mi piacerebbe che il presidente Ciampi leggesse 'Diario". Racconta una vicenda, che al di là di tutto, è una bella storia italiana».