I giornalisti francesi a un passo dalla libertà
ROMA. Potrebbero essere liberi da un momento all'altro i giornalisti francesi sequestrati in Iraq. La notizia più attesa è giunta ieri alle 21.30. L'Esercito islamico in Iraq li avrebbe consegnati a un gruppo della guerriglia sunnita favorevole al loro rilascio. È stato Jean de Belot, direttore de «Le Figaro», il giornale per cui lavora uno dei prigionieri, Georges Malbrunot, a dare l'annuncio. La notizia è stata confermata poi dal ministro della cultura, Renaud Donnedieu de Vabres, e dalla tv araba Al Jazira.
Il premier Raffarin, invece, ha invitato tutti i ministri del governo alla «massima prudenza» nelle dichiarazioni: i due ostaggi non sono ancora nelle mani delle forze francesi. Una sincera speranza che la vicenda dei due giornalisti francesi si concluda con «un lieto fine» è stata espressa da il ministro degli interni, Dominique de Villepin: «I segnali che abbiamo questa sera vanno nella giusta direzione». «Oggi», ha dichiarato de Villepin «è giorno di preghiera (per i musulmani, ndr), è venerdi, è tempo di riunirsi tutti insieme, per riflettere». Il suggerimento è che Christian Chesnot e Georges Malbrunot potrebbero essere liberati proprio oggi.
Spiragli di luce per la liberazione dei due giornalisti francesi si erano susseguiti per l'intera giornata. «Sono vivi e stanno bene» aveva affermato nel pomeriggio Bernari Bajolet, ambasciatore di Parigi a Baghdad. La notizia ha spezzato il silenzio sulla sorte dei due reporter: era la prima conferma ufficiale alle voci ottimistiche circolate in giornata che volevano i due ostaggi in «buone condizioni». Segnali positivi, infatti, erano giunti fin dal mattino, quando la delegazione del Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm), sbarcata a Baghdad per incontrare il Comitato degli Ulema, la principale organizzazione sunnita irachena, ha lasciato trasparire un certo ottimismo. I delegati hanno chiesto agli Ulema di intervenire nella vicenda e, in cambio, hanno ricevuto risposte cariche di speranza: «Abbiamo avuto prova che i giornalisti sono vivi e che i rapitori vogliono liberarli ma non sanno come fare», aveva detto il capo della delegazione, Abdullah Zekhri. «Hanno paura degli americani e temono che gli ostaggi possano finire nelle mani di un altro gruppo. Solo questo ostacola la loro liberazione». Dalla Francia, intanto, anche il direttore di Le Figaro, Jean de Belot, affermava che «un contatto indiretto con i rapitori» era stato attivato. Ieri dal sito Internet «islamic-minbar», era rimbalzato anche un presunto appello dei sequestratori al fondatore di Al Qaida, Osama Bin Laden, per sapere come comportarsi.
Intanto secondo l'intelligence italiana Baldoni, scomparso nello stesso giorno dei due giornalisti, è stato ucciso per dare forza proprio alla vicenda dei francesi. Lo scopo dei terroristi era quello di assumere il ruolo di «difensori» dei diritti violati del mondo musulmano (come la legge anti-velo). Il piano architettato è stato studiato nei minimi dettagli. Il 24 agosto l'emittente araba Al Jazira mostra il video di Baldoni con l'ultimatum dei rapitori. Il 27 il giornalista italiano viene ucciso. Il 28 ecco il filmato dei due francesi, del tutto identico, nell'ambientazione, a quello di Baldoni.
Nell'Iraq devastato dal terrorismo, ieri si è registrato un nuovo capitolo di sangue sul fronte ostaggi. I tre camionisti turchi sequestrati nelle scorse settimane dal gruppo «Al Tawhid Al Jihad», sono stati assassinati. I loro corpi sono stati trovati a Samarra, a nord della capitale Baghdad. E sempre ieri tre operai macedoni sono stati sequestrati.