Sui banchi di scuola con il velo
VIGEVANO. La guerra, gli ostaggi, la polemica sul velo islamico. Le comunità musulmane lomelline vivono le vicende mediorientali con partecipazione, ma lanciando un messaggio di tolleranza e pacificazione. «Usare la legge francese sul velo per chiedere la liberazione degli ostaggi è solo un pretesto: chi agisce con violenza non può parlare a nome dell'Islam».
Sono parole di Hassan Boudoauh, presidente dell'Auser Marocco di Mede. «I veri credenti nell'Islam sono i primi ad essere danneggiati dai terroristi perchè si corre il rischio di identificare i musulmani con chi commette gli attentati - dice -. In realtà non è cosi e noi abbiamo organizzato feste e incontri per favorire il dialogo tra le culture. Io ho ottenuto a fine maggio la cittadinanza italiana e posso dire di avere visto in Italia famiglie islamiche in cui le ragazzine portano il velo e altre che non lo portano. E poi in Francia il divieto di esibire simboli religiosi riguarda anche cristiani ed ebrei».
Le donne islamiche di Vigevano parlano del velo senza problemi, ed in alcuni casi, quando si sentono a loro agio addirittura se lo tolgono. Mandano le loro figlie a scuola con il velo, che non è mai stato oggetto di discriminazioni. Qualche ragazzina lo porta alle medie, con disinvoltura, quasi con vanità. Non c'è ombra di rivendicazione religiosa da parte della islamiche di Vigevano. La seconda generazione di immigrati, i figli del ricongiungimento famigliare, ribadisce l'appartenenza di origine, cercando però l'integrazione. 'L'altra sera- racconta la presidente dell'associazione Oltremare Iole Barettoni - passeggiavo per via Mulini e ho visto una bambina con il velo a capo di una banda di ragazzini. Lo portava con fierezza e vanità, ma anche con leggerezza". Le più grandi non vi rinunciano, come una mediatrice culturale, di origini tunisine, che collabora con la stessa Barettoni. Per il resto le donne islamiche lo portano, non pensando si tratti di un modo di associarsi ad un atto di violenza. 'I problemi di ambientazione- dice la responsabile dell'integrazione dell'Itis Cinzia Capucci - stanno da un'altra parte. Ci sono ormai bambini con una doppia identità, nati in Italia da famiglie islamiche. C'è una necessità di processi di accoglimento". (l.g.-ha collaborato Andrea Ballone)