Sharon ha fretta: al più presto via da Gaza
TEL AVIV. L'incubo del terrorismo palestinese è drammaticamente ritornato in Israele proprio nella giornata scelta da Ariel Sharon per applicare un elettroshock al Likud, informandolo che il traumatico sgombero di migliaia di coloni sarà anticipato all'inizio del 2005. Sharon ha detto che per Israele il tempo stringe e il disimpegno dai palestinesi deve essere realizzato a tempi serrati. Già fra due settimane, ha detto Sharon, il ritiro da Gaza dovrà essere approvato dal gabinetto di sicurezza del governo. Entro i primi di novembre la bozza di legge dovrà iniziare l'iter parlamentare. Lo smantellamento delle colonie, infine, dovrà avvenire «in settimane, se possibile, e non trascinarsi per mesi», all'inizio del 2005. «Il ritiro si farà, punto e basta» ha esclamato Sharon davanti al gruppo parlamentare del Likud, mostrandosi infastidito dalle critiche dei compagni di partito guidati da Benyamin Netanyahu (finanze) e Limor Livnat (istruzione). Il premier vuole dunque un ritiro ad alta velocità anche se alcuni nel suo partito si oppongono.
Ma poche ore dopo, quando sono giunte da Beersheva le notizie della nuova carneficina, Sharon ha affermato che il suo governo proseguirà la lotta al terrorismo col massimo vigore». Il premier ha detto di essere determinato a proseguire su tre direttive: lotta militare al terrorismo; ritiro da Gaza; e costruzione del Muro in Cisgiordania.