Francia, arresto per Battisti L'ex terrorista ora è ricercato
ROMA. La giustizia francese ha emesso ieri un mandato di arresto per Cesare Battisti, leader negli anni settanta del gruppo eversivo italiano 'Proletari armati per il comunismo", condannato a due ergastoli, dopo essere stato processato per quattro omicidi. Battisti si era rifugiato nella capitale francese nel 1990, dopo la sua evasione dal carcere di Frosinone.
Per l'Italia è un contumace. Ora, per la Francia, un latitante, dopo la decisione di ieri della Corte d'appello, emessa nonostante le simpatie per Battisti, espresse da parte dell'intellighenzia di Parigi, dove Battisti si era affermato come scrittore di gialli. La misura cautelare è scattata dopo che Battisti, il 21 agosto scorso, aveva evaso l'obbligo della firma settimanale di controllo. Un mese e mezzo prima, il 30 giugno, la Corte d'appello aveva deciso che Battisti doveva essere estradato in Italia per scontare le condanne. Nel 1991, una prima richiesta di estradizione era stata respinta, ma con la seconda sentenza, Battisti era stato arrestato (anche se poi scarcerato con l'obbligo della firma) il 10 febbraio scorso. Il ministro italiano della giustizia, Roberto Castelli, ha espresso la sua soddisfazione per la decisione francese, definendola «un altro passo nella direzione del compimento della giustizia». In uno stato di diritto, una condanna va scontata. Pretendere il contrario, «perché è passato molto tempo», dice Castelli, «è un'offesa non solo verso lo Stato, ma anche nei confronti delle vittime e dei loro familiari. Ho sempre avuto piena fiducia nell'operato delle autorità francesi e i fatti mi danno ragione». Non dissimile il commento di Di Pietro. «Meglio tardi che mai», dice l'ex pm, e aggiunge: «Era e resta un terrorista condannato per omicidio e mi auguro che i tanti cantori delle sue gesta oggi abbiano un gesto di pentimento e si scusino per la solidarietà attribuita in tutti questi anni a un signore che prima ha ammazzato e poi è scappato». Molto severi i giudizi di ieri dell'avvocato generale francese e della Corte d'appello. Silvie Petit-Leclair, a proposito della lettera di Battisti ai suoi avvocati, con la quale diceva di considerare la Francia il suo paese, si è invece augurata che Battisti «possa rispondere delle sue azioni davanti alla giustizia italiana». Duro il rimprovero della Corte d'appello: «Il sistema giudiziario non può essere soddisfatto quando ci si prende gioco dei tribunali in questo modo». Gli avvocati e i simpatizzanti di Battisti hanno dichiarato di non voler mollare la presa e hanno ribadito il loro proposito di lottare per non farlo estradare: «E' una questione di etica, di morale, di rispetto della parola data». Riferendosi ai rifugiati italiani in Francia, l'avvocato Jean Jacques De Felice ha fatto un appello a Chirac e al governo perché si metta fine alla persecuzione contro uomini e donne che hanno ottenuto asilo «su questa terra di libertà», dove va difeso «anche il diritto a evadere». Il verde Mamere ha detto che se Battisti bussasse alla sua porta, non esiterebbe ad ospitarlo. Battisti, come scrive l'Express, era controllato dalla polizia parigina prima della sua latitanza. Ma è riuscito a seminarla il 17 agosto, in una stazione del metro, come aveva fatto altre volte. Il giornale sostiene che la sorveglianza era insufficiente.