Caccia ad altre due kamikaze


ROMA.Un doppio attentato terroristico, l'«11 settembre russo». I due aerei di linea Tupolev caduti la notte del 24 agosto in Russia sono esplosi in volo. Lo ha ammesso ufficialmente ieri il servizio di sicurezza russo (Fsb). I 43 passeggeri e membri dell'equipaggio del TU-134 diretto a Volgograd e le 46 persone a bordo del TU-154 in viaggio per Soci, sono morti in cielo. E dietro la loro tragica fine c'è una mano terrorista. Anzi due. Quelle di due donne cecene che figurano tra i passeggeri e che sono sospettate di aver azionato gli ordigni scoppiati in aria.
L'idea, al vaglio degli investigatori nei giorni scorsi, che dietro la strage ci fosse la responsabilità di attentatori estremisti è stata «confermata al cento per cento» dal capo del dipartimento tecnico scientifico dell'Fsb, Andrei Fetisov. «Oggi possiamo dire con certezza quasi assoluta che ambedue gli aerei sono stati distrutti da un'azione terroristica», ha affermato Fetisov. Fin dall'inizio i servizi di sicurezza russi avevano concentrato le indagini in una direzione precisa: la matrice terroristica della sciagura era l'ipotesi più plausibile.
Alcuni indizi avevano indotto a seguire in particolare la pista cecena. Innanzittutto il ritrovamento di tracce di esplosivo su entrambi i velivoli. Un esplosivo particolare: l'hexogen, una micidiale sostanza esplosiva sequestrata a più riprese in Cecenia negli ultimi anni e utilizzata in una serie di attentati in Russia costati la vita a 200 persone. Poi la presenza di due passeggere cecene. Aminat Nagaieva, 29 anni, e Satsita Dzhebirkhanova, 37, secondo chi indaga, avrebbero fatto da «kamikaze» facendosi esplodere mentre l'aereo era in volo. Frammenti dei loro corpi sono stati individuati tra i rottami dei Tupolev.
Il coinvolgimento delle due giovani donne è stato descritto dal giornale russo 'Izvestia", che ha arricchito il giallo della tragedia di un ulteriore elemento. Nagaieva e Dzherbirkhanova abitavano a Grozny, dove lavoravano in un piccolo mercato, insieme ad altre due giovani donne: la sorella di Nagaieva e una certa Mariam Taburova. Le quattro avrebbero lasciato la capitale della Cecenia domenica 22 agosto, facendo perdere le loro tracce. Delle «kamikaze» si ha notizia in seguito all'aeroporto moscovita di Domodiedovo, dove hanno acquistato i biglietti aerei. Delle altre due donne non si hanno notizie e si teme che possano essere ancora in circolazione, pronte a colpire.
Nulla esclude che le due cecene morte possano essere state trasformate in bombe umane a loro insaputa. Ma non si esclude che le donne siano state uccise a Baku, capitale dell'Azeirbaigian in cui comperavano merce da vendere a Grozny: i loro documenti, cosi, sarebbero stati usati da altri.

Daniele Sergi