Senza Titolo
Una medaglia di bronzo, dopo la vittoria sull'Iraq, in una giornata non di festa e a conclusione di una partita giocata con evidente stanchezza, contro avversari che avrebbero meritato il gol. L'avventura di Gentile e dei suoi ragazzi si conclude, dunque, con un terzo posto, con una medaglia dopo 68 anni, unici rappresentanti dell'Europa del calcio sovrastata dai sudamericani. Tutto questo, trascritto negli annali, porterà Pirlo e soci nella storia delle Olimpiadi, ma, diciamolo francamente, questo calcio sparagnino, tutto tattica e niente fantasia (a parte l'Argentina), già vecchio insomma, si è confermato estraneo allo spirito d'Olimpia. Quello spirito fatto di tecnica ma anche di cuore, di gran cuore, che ha portato, ad esempio, pallacanestro e pallavolo ad andare ben oltre l'ostacolo. L'Olimpiade esalta il coraggio, esalta la sfrontatezza di Gibilisco, la grinta dei canoisti, la determinazione degli schermidori e via dicendo. Non può esaltarsi per un gioco incapace di emozionare lo spettatore, al di là dal risultato. I nostri, ha detto Gentile, erano stanchi. E' stato del tutto evidente. Ma più ancora che sul piano fisico hanno mostrato stanchezza sul piano mentale e tattico. Hanno svolto il loro compito con diligenza puntando alla sufficienza, che è bastata per vincere il bronzo. Ma è mancata la gioia di partecipare a quella che poteva essere la festa del calcio. Ha prevalso la mentalità di Gentile: innanzi tutto il risultato. La fantasia non abita ad Olimpia.