«Meglio il latino dell'inglese?» Incontro con linguista di Pavia
PAVIA.Invece di discutere se è meglio usare il francese o l'inglese come lingua unica della futura Europa, torniamo al latino. Sarebbe perfetto soprattutto per la comunicazione scientifica, ma anche per quella politica e istituzionale. La proposta è stata avanzata ieri a Stoccolma da Birger Bergh, linguista dell'università svedese di Lund, nel corso del primo forum dei ricercatori europei ESof 2004. Anche Heinz Georg Held, linguista dell'Ateneo di Pavia, guarda con interesse all'iniziativa. «Qualcuno pensa che questa mia proposta sia del tutto insensata - ha detto Bergh - ma io credo invece che sia praticabile. Del resto perchè dovremmo avere maggiori difficoltà a studiare il latino rispetto all' inglese o al francese?». Secondo lo studioso, l'inglese si è storicamente imposto come lingua ufficiale principalmente a causa di fattori di carattere economico e politico, come del resto è successo per altre lingue che nel corso della storia sono diventate internazionali. «Nell'area medioorientale si parlava il sumero come lingua franca, poi e' emerso il greco, dopo il latino, infine - ha detto Berg - il francese e ora l'inglese. Ma il latino ha influenzato le lingue europee più di ogni altra lingua franca. Inoltre, la sua influenza è ancora più marcata se invece della lingua di tutti i giorni, parliamo quella tecnica e scientifica. Sono molti in effetti i vocaboli tecnico-scientifici che derivano dal latino e che magari oggi sono stati assunti direttamente dall'inglese». «All'inizio la proposta di Bergh mi sembrava davvero paradossale - ha commentato Held, linguista di Pavia -, ma poi analizzando bene i suoi studi mi sono accorto che da un punto di vista strettamente linguistico introdurre il latino forse sarebbe la cosa migliore. Certo non sarebbe facile e rimarrebbero molti ostacoli da superare, in particolare di carattere economico».